Ancora alto lo scontro del PD, ma dopo le smentite da parte dei vari Bersani, D’Alema, Fassina, Civati e Cuperlo, anche il premier Renzi tiene a precisare che non ci saranno scissioni all’interno del Partito Democratico. Il premier lo spiega nel nuovo libro di Bruno Vespa, in uscita il prossimo 6 novembre, dal titolo “Italiani voltagabbana. Dalla prima guerra mondiale alla prima repubblica sempre sul carro del vincitore”. Nel libro del giornalista intervista il premier, toccando punti nevralgici della situazione politica attuale.

Sembra completamente snobbare la sinistra del PD, Renzi, dicendo apertamente di non essere affatto preoccupato per una possibile scissione. “Se si arrivasse a una scissione, ma non ci si arriverà, la nostra gente sarebbe la prima a chiedere: che state facendo?“, spiega il premier a Vespa. Il premier, forte di un consenso del partito ormai stabile intorno al 40%, mostra i muscoli e, ancora una volta, dimostra di non volere arretrare di un passo rispetto alle proprie posizioni.

Sulla questione Jobs Act Renzi è chiarissimo: “La delega sul lavoro alla Camera non cambierà rispetto al Senato. Alcuni dei nostri non voteranno la fiducia? Se lo fanno per ragioni identitarie, facciano pure. Se mettono in pericolo la stabilità del governo o lo fanno cadere, le cose naturalmente cambiano“. Renzi snobba evidentemente la minoranza del PD, insieme ai sindacalisti, Landini e Camusso in primis, e Vendola. Il premier, infatti, dice che non è preoccupato di una possibile fuoriuscita di qualcuno che tende alla sinistra radicale, “il sonno me lo tolgono le crisi industriali, i disoccupati, la mancanza di peso nella lotta alla burocrazia, certo non Vendola o Landini“. Riguardo alla manifestazione di Roma del 25 ottobre Renzi dice di avere massimo rispetto per i manifestanti e i parlamentari del partito che sono andati a quella manifestazione, “ma, visto che ci chiamiamo progressisti, io sono per il cambiamento che è nel dna della sinistra. E a casa mia la sinistra che non si trasforma si chiama destra“.

Le stoccate al sindacato sono più che giustificate e approvate dalla base elettorale del PD. Infatti, in un sondaggio divulgato da Repubblica, si dimostra che la fiducia al sindacato è crollata dal 2009 ad oggi. Negli ultimi 5 anni la fiducia in Cisl e Uil è scesa dal 26% al 16%. La CGIL, invece, vede un crollo della fiducia dal 35% al 22% dell’elettorato. Il crollo della simpatia e dell’appoggio verso la CGIL è repentino, con solo il 25% dell’elettorato del PD simpatizzante del sindacato, ma nel 2012 i simpatizzanti erano il 53% e nel 2009 addirittura il 60%.

Francesco Di Matteo