“Alcuni vorranno toglierci la parola, sospetto che in questo momento stiano strillando ordini al telefono e che presto arriveranno gli uomini armati. Perché? Perché, mentre il manganello può sostituire il dialogo, le parole non perderanno mai il loro potere; perché esse sono il mezzo per giungere al significato, e per coloro che vorranno ascoltare, all’affermazione della verità. E la verità è che c’è qualcosa di terribilmente marcio in questo paese. Crudeltà e ingiustizia, intolleranza e oppressione. E lì dove una volta c’era la libertà di obiettare, di pensare, di parlare nel modo ritenuto più opportuno, lì ora avete censori e sistemi di sorveglianza, che vi costringono ad accondiscendere e sottomettervi. Com’è accaduto? Di chi è la colpa? Sicuramente ci sono alcuni più responsabili di altri che dovranno rispondere di tutto ciò; ma ancora una volta, a dire la verità, se cercate il colpevole… non c’è che da guardarsi allo specchio.”

Le parole di questo famoso, ma forse sottovalutato monologo di V per Vendetta contengono due fatti di per sé evidenti.

Uno è che il manganello ha sostituito il dialogo: d’altronde, se coi sindacati non si dialoga, ecco che si trova facilmente lo spazio per una manganellata. Come dar torto ai manganellatori? Bisogna pur sempre collaudare i bastoni e mantenere l’allenamento nella tecnica: dunque cosa importa se si sperimenta con un sindacalista, con un operaio, con uno studente?
Parimenti vero è che il manganello può essere sostituito da estintori, sampietrini o spranghe: c’è chi gode nel lancio di oggetti contundenti e di colpi sui corpi altrui, sani o denutriti, non importa; qualche ematoma non si nega a nessuno.
Ha ragione, a tal proposito, l’esponente delle forze dell’ordine che dichiara che le parole possono ferire più dei manganelli: è proprio per questo che si procede con le cariche verso chi urla slogan.
Ecco allora che A.C.A.B. assume una valenza corretta, se trasformato nell’acronimo di “All Coglions Are Bastards”: perché è a causa delle negligenze dei Coglions in questione che l’intero gruppo (servitori dello Stato o manifestanti) viene segnato, colpito.

Il secondo fatto è che la colpa è di tutti.
È di chi ha permesso che questi pestaggi barbari e selvaggi avvenissero, avvengano ed in futuro avverranno.
È di chi non fa in modo, con tutti gli strumenti a disposizione, che le cose cambino. Un voto, per esempio, può essere importante. Un “No!” mentre si stanno creando i presupposti per una reazione non desiderata. Sono le azioni dei singoli ad essere determinanti.

Certo, alcune limitazioni verso determinati soggetti, per quanto odiose ed antidemocratiche, sono giustificabili o quantomeno comprensibili: le rimpiangeremmo solo se colpissero noi. Il manganello no, è così democratico che ti colpisce al di là del fatto che dello scontro tu sia il responsabile o un soggetto terzo.

Il problema, però, è quando il manganello è la reazione ad azioni che non hai voluto e che non sei nelle possibilità di evitare, né di controllare. Nella mia memoria resterà sempre impresso un episodio di 4-5 anni fa, sotto il governo Berlusconi, il giorno preciso non è così importante, ad un corteo studentesco: la testa del corteo deviò, a quanto pare verso la sede locale del PdL, in una via stretta. La camionetta che guidava fu fatta andare avanti, poi gli agenti antisommossa bloccarono il corteo. Nelle prime file c’erano ragazzi di 14-15 anni. Da dietro furono lanciate uova, vernice, carta igienica, cori. La pressione fece arrivare i ragazzi a contatto con gli agenti. Via con le cariche, diversi ragazzi tornarono a casa feriti. Io ricordo di essere scappato, con i ragazzini del primo anno della mia scuola che avevo accanto, in un vicolo laterale. Ci fermammo in mezzo ad un incrocio. Loro erano scossi, io, più grande di loro, non sapevo cosa fare. Paura e smarrimento. Ci eravamo trovati a pochi metri dall’essere picchiati per il solo trovarci tra un cordone e la gente che pressava da dietro. È stata la prima manifestazione studentesca di cui io abbia memoria nella quale ci siano stati scontri. Da allora, non ricordo cortei non finiti sotto le amorevoli cure dei manganelli.
Considero quel giorno, quel maledetto giorno, l’inizio della mia personale Manganellocrazia Italiana.

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Simone Moricca