Un carabiniere ed un agente ferito, questi i risultati degli scontri di stamattina a Brescia.

Un gruppo di 200 manifestanti ha deciso di deviare il percorso concordato con la questura per dirigersi verso la Palazzoli, l’azienda che questa mattina ha ospitato, come ogni anno, l’assemblea degli industriali della provincia Lombarda. Tra gli invitati, era presente anche il premier italiano Matteo Renzi. Ad accoglierlo, un corteo formato dal centro sociale bresciano “Magazino 47” , da movimenti studenteschi e cobas che prima hanno ricevuto un rifiuto da parte del corteo FIOM-CGIL di aggregarsi a loro e poco dopo hanno dato vita a lancio di pietre e fumogeni verso le forze dell’ordine.
I poliziotti hanno risposto a colpi di manganelli e lacrimogeni quando alcuni manifestanti al grido di “Matteo stiamo arrivando” hanno cercato di sfondare il cordone della polizia. “Assediamo Renzi e le sue politiche” è stato uno degli slogan: persino un drone è stato fatto volare sopra le teste dei presenti con uno striscione che recitava “droni per l’articolo 18”.
I manifestanti, per protesta, hanno bloccato per mezz’ora il traffico, costringendo il premier ad uscire dalla porta di servizio. A rimetterci è stato un sostituto commissario della Polizia, ferito e condotto in ospedale per una slogatura alla spalla e un carabiniere al quale i manifestanti hanno cercato di sottrarre lo scudo. La Questura avverte che le forze dell’ordine non hanno effettuato cariche ma “semplici operazioni di contenimento” rispondendo a “provocazioni, gesti offensivi e talvolta violenti, quali piccoli calci, colpi e spinte”.

Lo striscione “Renzi non ha mai lavorato, giù le mani dal sindacato”, invece, era a capo del corteo pacifico indetto dalla FIOM e dalla CGIL. I lavoratori, circa 400, anche stavolta sono scesi in piazza per manifestare contro il Jobs Act e per l’articolo 18. La FIOM era stata chiara, avvertendo il premier di non visitare la Palazzoli poiché discriminante verso il sindacato. “Ci sono i delegati di tutte le nostre categorie e i lavoratori della FIOM di cinque o sei imprese dell’area che oggi scioperano, tra cui quelli della Ori Martin” ha detto Domenico Galletti, segretario CGIL di Brescia. “Bisogna lottare per far cadere questo governo, è pericoloso e sbaglia chi, anche all’interno del sindacato, pensa di potergli far cambiare idea. Bisogna mettere in discussione la sua autorità e autorevolezza. Per me Renzi non è un interlocutore, se voleva occuparsi di lavoro poteva andare a Terni e non qui dagli industriali”, critica aspramente l’ex leader FIOM Giorgio Cremaschi.

L’altra parte del PD aveva avvertito Renzi: alcuni giorni fa le parole di Civati furono “Temo per lunedì, spero che non ci siano problemi. Visitare le fabbriche in un periodo come questo è una provocazione. Dopo Brescia andrà anche a Taranto e a Terni e lì dopo le manganellate sono veramente incazzati. Spero che non ci siano tensioni, insistere in questo modo mi sembra proprio provocatorio”.

Giuseppe Ianniello