N.B. Nell’articolo che segue saranno presenti numerose anticipazioni sulla trama dell’opera Berserk; chi vuole proseguire faccia pure, ma non dica di non essere stato avvertito.

Nello scorso numero della rubrica “Pianeta Manga”, ho iniziato l’analisi della trasposizione cinematografica della più famosa saga del noto manga Berserk di Kentaro Miura, la cosiddetta “Epoca d’oro”, realizzata dallo studio d’animazione “Studio 4°C”. Obiettivo principale di quest’analisi era stabilire se fosse realmente possibile trasferire un’opera simile sul grande schermo che vi fosse un calo qualitativo.

Per quanto riguarda il primo capitolo della trilogia animata, abbiamo avuto modo di osservare un film che, sebbene mutilo di alcuni elementi e non esente da difetti, riesce a svolgere dignitosamente il proprio compito, risultando gradevole, sebbene inferiore alla sua controparte cartacea. Oggi ci occuperemo di analizzarne il sequel.

Il secondo capitolo ha visto la luce nel giugno 2012, appena pochi mesi dopo il primo, e si intitola “Berserk – L’epoca d’oro – Capitolo II – La conquista di Doldrey”. La parte di storia narrata è quella compresa tra lo scontro che vede la Squadra dei Falchi contrapposta agli uomini della Balena Blu guidati da Adon Koborwitz e l’arresto di Grifis da parte del re di Midland con conseguente eccidio della sua compagnia mercenaria, poco dopo l’abbandono della stessa da parte di Gatsu.

Il lungometraggio si apre con l’assedio di Doldrey, corredato da un utile approfondimento sulla guerra perenne nella quale si affrontano il Regno di Midland e l’Impero di Chuder e del ruolo della Squadra dei Falchi all’interno del conflitto. Segue una breve sequenza che mostra i momenti salienti del film precedente, estremamente opportuna per sollecitare la memoria dello spettatore che si trovasse a vedere le due pellicole dopo un lungo intervallo di tempo.

Nota positiva, fin dalla prima scena d’azione, è il notevole cambiamento nella tecnica d’animazione ibrida sperimentata nel precedente film, orientata ora più verso il classico disegno bidimensionale che verso quello tridimensionale. Il risultato è un tratto decisamente più curato ed in grado di trasmettere la tensione fisica dei corpi impegnati in combattimento, tipica di Berserk, senza che essi risultino statici o grotteschi.

Grande importanza è conferita al personaggio di Caska che, da gregario di spicco, diviene coprotagonista a tutti gli effetti. Il suo particolare rapporto con Grifis, alle soglie della venerazione, viene spiegato grazie ad un ottimo flashback, simile nelle atmosfere distorte a quello di Gatsu, ma molto più lineare nel suo svolgimento. In esso si vede nuovamente all’opera la barbarie dell’istinto umano, onnipresente nel mondo di Berserk, incarnata nell’uomo che tenta di stuprare una giovane Caska, salvata, dopo essere stata presa selvaggiamente a pugni e denudata, da Grifis che le fornisce un’arma ed un motivo per reagire. Al rapporto tra Gatsu e Caska ed al suo evolversi da un’astiosa conoscenza ad una buona amicizia, nella quale si vedono già i primi segni dell’amore che diverrà in seguito, è poi dedicata buona parte del film.

Molto spazio è lasciato alla caratterizzazione dei personaggi secondari appartenenti alle fila nemiche, con i ritratti memorabili del semicomico Adon Koborwitz, del valoroso e solerte generale Bascon (chiamato Boscorn nel film) e dell’inquietante ed anziano governatore Genon. Lo stesso, purtroppo, non può dirsi per i membri non di primo piano della “Squadra dei Falchi”, ridotti a mere comparse, con la sola eccezione di Kolkas.

Anche Grifis subisce un ulteriore approfondimento, lasciando emergere appieno tutta la sua freddezza derivante da una visione meramente utilitaristica dei rapporti umani, con la sola eccezione di quello che lo lega a Gatsu. Il loro “scontro” finale si vena dunque di sentimento, mostrando un Grifis insolitamente in balia delle proprie emozioni venire sconfitto in un sol colpo e patire le dure conseguenze psicologiche dell’abbandono. Conseguenze che offuscheranno il suo giudizio, spingendolo ad osare troppo e a portare a termine la seduzione della principessa di Midland, Charlotte, iniziata nel precedente film, scatenando le ire del padre di lei (legato alla ragazza da un rapporto incestuoso, mai concretizzato ma ben presente nella sua mente) che lo condannerà ad una prigionia condita dai peggiori supplizi possibili.

Le scene migliori risultano essere la notte d’amore tra Grifis e Charlotte, con l’iniziale titubanza della ragazza vinta dalle lusinghe dell’uomo, e il duello tra Gatsu e Bascon, collocato all’interno della splendida battaglia tra falchi e difensori di Doldrey, macchiato però dall’assenza dell’intervento di Zodd che, nel manga, era l’elemento determinante per il volgere dello scontro a favore di Gatsu.

Indovinata l’idea di chiudere il film con alcune scene che anticipano gli avvenimenti dell’ultimo capitolo della trilogia. Da segnalare inoltre una maggior cura dei dialoghi ed un miglioramento del doppiaggio, soprattutto per quanto riguarda il personaggio di Gatsu.

La prima cosa che emerge da quest’analisi dunque è una netta superiorità del secondo adattamento cinematografico sul primo sotto ogni punto di vista. Si tratta di un film realizzato in modo corretto, che riesce a tenere un ritmo serrato dall’inizio alla fine e ad offrire, nonostante la breve durata, un’ottima panoramica del mondo di Berserk. Se alcune parti del manga risultano inevitabilmente tagliate, esse non incidono più di tanto sulla qualità, che si mantiene ad alti livelli. Si tratta dunque di un ottimo adattamento che, quasi da ogni punto di vista, regge egregiamente il confronto con l’opera originale.

Nel prossimo numero ci occuperemo dunque dell’analisi del terzo capitolo, necessaria per emettere un verdetto definitivo.