Gli esseri umani, come molte altre specie animali, godono di un sistema visivo binoculare. A una certa distanza l’uno dall’altro, gli occhi percepiscono le immagini da prospettive leggermente diverse, e l’immediata elaborazione del cervello ci garantisce la profondità. E se si provasse a realizzare un sistema simile anche nell’ambito della cinematografia? A partire da questa domanda si è giunti a elaborare un particolare tipo di proiezione: il cinema stereoscopico o cinema 3D.

Questo interrogativo comincia infatti a prendere forma già nella prima metà del secolo scorso, quando negli Stati Uniti si verificano i primi esperimenti. Viste le palesi difficoltà di realizzare, con le tecnologie dell’epoca, un film tridimensionale (con l’introduzione dunque della stereoscopia che dona l’illusione della profondità, terza dimensione in aggiunta ad altezza e larghezza), l’idea viene accantonata.

Essa torna però in auge dopo circa un trentennio, quando ci si rende conto che la televisione sta cominciando a prendere il sopravvento e a rubare spettatori alle sale cinematografiche. Si tratta sicuramente della prima ampia diffusione di questo tipo di proiezione, che però all’epoca è stata vissuta come un fenomeno passeggero.

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Stati Uniti d’America – Una delle prime proiezioni stereoscopiche nella prima metà del secolo scorso.

Con il passare del tempo l’invenzione è migliorata notevolmente e, soprattutto a partire dagli anni duemila, i risultati ottenuti sono oggettivamente sbalorditivi e molto realistici.

La tecnica principalmente utilizzata al giorno d’oggi è quella della luce polarizzata (la nota tecnologia RealD Cinema). La prima pellicola distribuita in questo formato è stata “Chicken Little”, film d’animazione statunitense del 2005, quando le sale attrezzate per il RealD erano soltanto un centinaio negli USA, contro le circa milleduecento attualmente sparse in tutto il mondo. L’alternativa è rappresentata dal sistema degli otturatori alternati (shutter glasses), utilizzati per la stereoscopia anche nei videogiochi.

Il film viene ripreso da due punti di vista contemporaneamente. La proiezione, poi, riporta ciascuna delle due coppie di sequenze nello stesso istante, sovrapponendole. Il tutto è completato da un paio di occhiali che lo spettatore indossa e che permettono al nostro cervello di formulare l’idea della profondità.

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Immagini “sdoppiate” nel film 3D “Toy Story 3”.

Fino agli anni duemila l’effetto 3D veniva realizzato con una soluzione basata sui colori, e gli occhialini erano costituiti da una lente blu e una rossa. Per risolvere i problemi legati soprattutto alla bassa qualità cromatica si è passati a un diverso tipo di lenti. Oggi si utilizza una coppia di filtri polarizzatori capace di creare un realismo senza precedenti, richiedendo però due proiettori sincronizzati o, grazie alle recenti tecnologie, un sistema computerizzato in grado di proiettare il filmato a doppia velocità.

Per la corretta e completa fruizione delle immagini sono necessari, infatti, accorgimenti tecnici non soltanto per la visione ma anche per la riproduzione, con particolari strutture di proiezione e talvolta anche con schermi dedicati.

La proiezione 3D viene utilizzata prevalentemente per film d’animazione, film d’azione e in generale per quelle produzioni che, grazie a tali effetti speciali, raggiungono un elevato livello di coinvolgimento sensoriale del pubblico.

I più recenti film in 3D sono prevalentemente produzioni statunitensi: film d’animazione come “Dragon Trainer 2” o “Boxtrolls”, pellicole tratte dal mondo dei fumetti come “Guardiani della Galassia” (dall’universo Marvel Comics), o produzioni imponenti come il terzo capitolo della trilogia tratta dal lavoro di J.R.R.Tolkien, “Lo Hobbit – La battaglia delle cinque armate”, che arriverà nelle sale italiane e americane il prossimo 17 dicembre.

Secondo gran parte della critica e del pubblico il più grande esempio di cinema 3D fino ad oggi è e rimane “Avatar” di James Cameron. Distribuito nelle sale di tutto il mondo nel 2009, il film ha ottenuto 3 premi Oscar (tra cui due proprio per la fotografia e per gli effetti speciali), ed è diventato il film di maggiore incasso nella storia del cinema. Il satellite Pandora, principale ambientazione del film, è rappresentato con livelli di profondità e realismo mai toccati prima d’ora.

È doveroso ricordare che la diffusione del 3D ha acceso anche un dibattito incentrato sull’aspetto più propriamente estetico della produzione: da una parte gli accaniti sostenitori di un tale miglioramento, quasi dovuto al cinema visto l’avanzare della tecnologia, dall’altra i “puristi” della settima arte che invece dichiarano di preferire la proiezione più classica. In ogni caso la proiezione stereoscopica 3D rappresenta un tassello importante del gigantesco apparato cinematografico, e di certo numerose nuove pellicole sapranno sorprenderci piacevolmente.

Marco Passero