“Già la prossima primavera vedremo il Paese ripartire”, annunciava il premier in un’intervista concessa non molto tempo fa, al settimanale Oggi, in occasione del 75esimo anniversario della rivista. Eppure, a distanza di pochi giorni, le parole del Presidente del Consiglio non sembrano combaciare con quelle degli esperti. Già nella giornata di ieri, l’ISTAT aveva smentito le rosee previsioni del giovane rottamatore, bocciando la Legge di Stabilità.
“I cambiamenti che abbiamo messo in campo e che stiamo realizzando, dal lavoro alla giustizia, dall’economia, con la più straordinaria riduzione di tasse della storia, al ridisegno delle nostre istituzioni, cominceranno presto a dispiegare i loro effetti”, aveva inoltre dichiarato Renzi. Eppure, gli effetti delle riforme, non sembrerebbero apportare quell’accelerazione dell’economia, promessa dall’esecutivo, almeno per quel che riguarda il biennio 2014-2016. Di questo avviso anche la Commissione Europea che, nell’operare le proprie previsioni economiche, ha dipinto per il nostro Paese uno scenario abbastanza deludente, assolutamente in contrasto con gli slogan governativi. Se una ripresa ci sarà, la stessa risulterà in vero “fragile”.

Sul fronte dell’occupazione, ad esempio, nessuna variazione sarebbe in atto. Se da un lato si prevede un leggerissimo aumento rispetto alla partecipazione al mercato del lavoro, dall’altro le cifre sulla disoccupazione rimangono “a livelli storicamente alti, con possibili effetti di isteresi”Precedentemente la Commissione aveva parlato di un’occupazione in aumento dello 0.1 %, adesso si parla invece di un calo dello 0.4 %, con la previsione di un tasso di disoccupazione nel 2015 che si attesterebbe al 12.6%.

Per quest’anno il rapporto deficit-PIL dovrebbe comunque rimanere a ridosso del 3.0%, in linea con i dettami del Patto di Stabilità, ma contrario all’impegno preso dal Governo con la Commissione di arrivare al 2.6%. Se l’Italia dovesse poi rispettare quanto inserito nella Legge di Stabilità e le ulteriori misure annunciate il 27 ottobre, tale rapporto potrebbe comunque raggiungere il 2.7%.

L’unico dato per cui si prevede un miglioramento è quello riguardante il debito pubblico: lo stesso dovrebbe scendere al 133.2% , contro il previsto 133.7 %. Il miglioramento tuttavia non sarebbe da guardare positivamente, lo stesso sarebbe dovuto al nuovo sistema di calcolo ESA2010. Nessuna promozione in vista per l’Italia dunque, il cui debito pubblico dovrebbe schizzare al 133.8% nel 2015, e scendere al 132.7% nel 2016.

La Commissione, guidata negli Affari Economici da Moscovici e Katainen, boccia l’Italia anche sul fronte del fisco: nonostante il taglio del cuneo fiscale, la pressione generale dovrebbe salire.

Da Bruxelles comunque, nessuna raccomandazione, solamente il “consiglio” al Governo di promuovere la domanda esterna.

Ripresa dunque lenta e farraginosa, per niente il linea con quella “velocità” continuamente declamata dal presidente del Consiglio, che forse farebbe bene ad ascoltare e a non “rottamare” le critiche di chi non riesce a vedere la realtà con gli opachi occhiali del renzismo.

Antonio Sciuto