(quarta parte qui)

Fu durante il diciannovesimo secolo che la teoria dell’ evoluzionismo compì il balzo in avanti definitivo perché si diffondesse e venisse accettata dalla comunità scientifica, grazie a diversi studiosi e pensatori dell’epoca, che riuscirono a concepire un’idea di evoluzione che fosse basata su un modello concreto e condivisibile. In particolare fu il modello di Lamarck a trasmettere l’idea di progresso biologico della specie anche al di fuori dei circoli intellettuali, dotandola di un sistema basato su processi all’apparenza coerenti ed accettabili.

Ma alla fine le idee del biologo francese si dimostrarono insostenibili. È abbastanza corretto  infatti il concetto che l’uso ed il disuso portino a modifiche fenotipiche, portando all’acquisizione od alla perdita di caratteri. Ad esempio, l’esercizio fisico potenzia la muscolatura. L’errore di fondo risiedeva però nel ritenere che tali caratteri acquisiti, e quindi non genetici, fossero trasmissibili alla prole. Infatti i caratteri acquisiti sono effetti prodotti dall’ambiente e dallo sviluppo; sono soltanto i caratteri genetici ad essere ereditari, in quanto i geni sono trasmessi alla prole grazie alle cellule riproduttive.

Jean-Baptiste_Lamarck
Jean-Baptiste Lamarck

 

Lamarck ebbe il merito di porre le basi per le teorie di Charles Darwin, il naturalista britannico che poco dopo, con la pubblicazione del suo libro “On the Origin of Species by Means of Natural Selection, or the Preservation of Favored Races in the Struggle for Life” imporrà un nuovo modello basato sull’evoluzione, destinato a soppiantare tutti gli altri elaborati in precedenza.

Darwin, quand’era ancora in giovane età, intraprese un viaggio intorno al mondo, una spedizione naturalistica a bordo della nave H.M.S. Beagle che durò circa cinque anni, durante la quale egli fece numerosissime osservazioni e raccolse un gran numero di piante e di animali provenienti da ogni parte del pianeta. Nei vent’anni successivi egli vagliò e studiò l’immensa mole di dati raccolti, scambiando regolarmente corrispondenza con un altro studioso di scienze naturali, Alfred Russel Wallace, che era giunto in maniera indipendente pressappoco alle stesse conclusioni di Darwin circa l’ evoluzionismo.

Alfred Russel Wallace
Alfred Russel Wallace

Nel febbraio del 1858 Wallace pubblicò un articolo nel quale anticipava molte delle teorie che Darwin aveva fino ad allora tenuto nascoste. Spaventato dalla mossa operata dal suo collega, Darwin ottenne, facendo leva sull’influenza dei suoi amici Lyell ed Hooker, l’attenzione del grande pubblico in una conferenza alla Linnean Society in cui ebbe la possibilità di esporre le teorie alle quali lui e Wallace erano giunti, e quest’ultimo, assente, fu messo in secondo piano.

La teoria di Darwin parte dalla geologia. Pochi anni prima che il naturalista britannico intraprendesse la sua carriera, studiosi di scienze della terra come Hutton ed il succitato Lyell erano arrivati alla conclusione che la Terra fosse molto più antica di quanto non si pensasse e che il suo aspetto attuale fosse il risultato di lenti e graduali mutamenti addotti dalle forze naturali, e non scaturito da catastrofi, come sostenuto da alcuni pensatori di quel periodo storico.

Darwin pensava infatti che le specie si fossero modificate in tempi molto lunghi, accumulando variazioni nel corso dell’evoluzione.

Charles Lyell
Charles Lyell

La teoria della selezione naturale è basata su tre osservazioni e su due conclusioni tratte da queste:

  • Osservazione 1 : in mancanza di pressione ambientale le specie tendono a modificarsi seguendo una progressione geometrica. Una popolazione avrebbe quindi in teoria il potenziale genetico di raddoppiarsi di anno in anno.
  • Osservazione 2 : In realtà le dimensioni di una popolazione rimangono costanti per lunghi periodi di tempo.
  • Coclusione 1 : non tutti gli animali riescono a sopravvivere ed a riprodursi. Deve quindi esserci una “lotta per l’esistenza” .
  • Osservazione 3 : esiste una notevole variabilità individuale tra i membri di una specie.
  • Conclusione 2: Nella lotta per l’esistenza quegli individui che presentano variazioni favorevoli saranno avvantaggiati nella competizione con gli altri. Di conseguenza sopravvivranno in numero proporzionalmente maggiore, lasciando una discendenza più numerosa.
Charles Darwin
Charles Darwin

Darwin e Wallace quindi ritenevano che l’ambiente fosse la causa principale della selezione: gli organismi con variazioni sfavorevoli verrebbero gradualmente eliminati, mentre quelli con variazioni favorevoli verrebbero preservati. Attraverso una lunga successione di generazioni e sotto la continua pressione selettiva operata dai fattori ambientali, un gruppo di animali accumulerebbe tante modifiche tali da aver portato alla nascita di una nuova specie rispetto al ceppo ancestrale.

Questa teoria fu una delle più rivoluzionarie della storia della scienza ed ha fornito l’ossatura del modello con cui la comunità scientifica moderna spiega i meccanismi dell’evoluzione delle specie.

 Lorenzo Di Meglio

Bibliografia

Paul B. Weisz – Zoologia – Zanichelli

Curtis, Barnes, Schnek, Flores, Valitutti, Tifi, Gentile – Invito alla biologia – Zanichelli