Si è svolta ieri a Napoli la presentazione di Voglio la mamma, il libro-manifesto di Mario Adinolfi. Proprio dalla sede del Consiglio Comunale dell’appena riammesso sindaco Luigi de Magistris, sono partite le rivendicazioni di un movimento che ha fatto della difesa della vita e della famiglia il proprio cavallo di battaglia. È dunque sull’origine di Voglio la mamma che il giornalista e scrittore Mario Adinolfi inizia la sua relazione.

Due sono stati gli eventi scatenanti: prima l’atto di disobbedienza civile di Barbara – una madre di Milano – che ha depennato la voce “genitore 1” sul modulo di iscrizione del figlio, per sostituirla con la dicitura di “mamma”; in seguito la proposta di legge Scalfarotto che ben lungi dal voler tutelare le persone omosessuali ha come obiettivo non dichiarato la repressione di ogni forma di dissenso dall’ideologia gender.

Adinolfi però non ci sta a passare per omofobo e ricorda che il principio fondamentale della sua battaglia è quello secondo cui “le persone non sono cose”. E pertanto non si fabbricano né si acquistano, come avviene invece nella pratica dell’utero in affitto della quale il giornalista rifiuta le definizioni in neolingua di “gestazione per altri” e consimili. Secondo Adinolfi tutte le pratiche legate a quelli che chiama “i falsi miti di progresso” – dall’eutanasia all’aborto – mercificano la persona umana. La riducono a cosa che si può buttare via se ritenuta imperfetta o inutile.

L’autore ha anche ricordato il clima di intimidazione creatosi intorno alla sua persona e all’associazione, manifestatosi nei tentativi di censura operati da Facebook (la pagina di Voglio la mamma è rimasta oscurata per 14 ore in seguito a segnalazioni di utenti inviperiti) e negli atti di violenza che in tutta Italia – Napoli compresa – hanno visto come vittime le Sentinelle in piedi.

Adinolfi ha esposto i suoi principi nello stile diretto e appassionato che lo caratterizza e che non disdegna l’uso di efficaci espressioni vernacolari, soprattutto in romanesco ma con qualche attenzione anche per il napoletano. Tutto questo davanti ad un pubblico ristretto ma attento e raccolto. A moderare il dibattito è stato chiamato Alessandro Sansoni e tra i relatori è intervenuto anche Luigi Mercogliano, sindacalista e cofondatore dell’associazione. A fine serata c’è stato anche lo spazio per interventi del pubblico con domande e rilievi critici.

Ettore Barra