Gli indossabili si stanno facendo largo in un mercato saturo, caratterizzato da ogni tipo di smartphone, phablet, tablet e dispositivo mobile conosciuto. Nel corso degli anni abbiamo notato una crescita esponenziale dei modelli smartwatch proposti in vendita, ma siamo capaci di capire le differenze tra i tanti brand?

Il primo indossabile proposto ad un’utenza di nicchia è stato il famoso Samsung Galaxy Gear che, per la maggior parte del 2013, ha occupato il 43% del predominio di mercato degli orologi intelligenti. Parliamo di un dispositivo capace di farci inviare sms, ricevere chiamate, effettuare video e fotografie, ma limitato dalla stretta dipendenza di utilizzo con un Galaxy Note III o un Galaxy S4. Insomma, un dispositivo sicuramente interessante ma incapace di funzionare da solo.

In un primo momento, il device ha montato una versione rivisitata del conosciuto Android, per poi ricevere un aggiornamento software che ha introdotto Tizen come SO principale, dando finalmente la possibilità di poterlo utilizzare in stand-alone (l’orologio con a bordo Tizen è conosciuto come Gear 2). E gli altri marchi? Gli altri OEM hanno deciso di rimboccarsi le maniche in modo da poter competere con la casa coreana.

Il grande passo avanti, fatto nel mondo degli indossabili, è stato segnato dall’arrivo di Android Wear. Il sistema operativo di Google, fatto apposta per gli smartwatch e capace di far funzionare questi ultimi indipendentemente dal brand del proprio smartphone.
Una rivoluzione che ha portato parecchie persone a poter acquistare gli orologi intelligenti, per di più, spaziando tra prezzi di ogni genere.

A rincorrere Samsung, in un primo momento, è stata Sony col suo Smartwatch 2, caratterizzato da un sistema operativo compatibile a partire da Android 4.0.

Il colosso giapponese ha presentato il proprio orologio verso la fine del 2013, in concomitanza con l’annuncio di Android Wear, ma ha deciso di non adoperare il nuovo sistema di Google, bensì lo stesso utilizzato da Samsung dell’originario Galaxy Gear. Il successo del device è stato sufficientemente alto, ma non quanto ci si aspettava.

Gli OEM che, invece, hanno abbracciato volentieri la causa di BigG, sono stati LG e Motorola coi rispettivi LG G Watch e Moto 360. Il capostipite del nuovo sistema operativo è stato il primo tra i due citati, lanciato nel luglio 2014.

smartwatch LG G watch

Parliamo di un orologio dal design poco ispirato, a causa della sua forma fin troppo squadrata ed il cinturino in silicone leggero.
A parte questo dettaglio, i meriti di questo nuovo smartwatch sono stati sicuramente la sua resistenza alla polvere e all’acqua per non parlare del funzionamento dato dal suo assetto hardware. Le specifiche tecniche sono elencate di seguito:

  • Snapdragon 400 quad core a 787 MHz
  • 512 MB di RAM 4
  • GB di memoria interna
  • Mancanza di speaker ma presenza di un microfono integrato
  • Bluetooth 4.0
  • Lo schermo ha una diagonale di 1,65 pollici e una risoluzione di 280×280 pixel.
  • Autonomia di circa 24 h con uso intensivo

Come già detto, a bordo troviamo Android Wear basato su Android 4.4 KitKat. Grazie ad esso è possibile utilizzare facilmente il servizio di Google Now, interfacciandosi con le principali applicazioni Google, presenti anche sul proprio dispositivo smartphone.
L’orologio è stato venduto a partire da 199 euro ed è stato uno dei più amati dal pubblico del hi-tech.

L’altro concorrente, il Moto 360, ha fatto parlare di sé soprattutto per la bellezza del design. Di certo, l’attesa è stata lunga tra indiscrezioni, rumors e piccole conferme, ma il suo arrivo ha soddisfatto gran parte del pubblico. Motorola ha presentato il Moto 360 nel settembre 2014 durante la conferenza IFA tenutasi a Berlino.

Il device si presenta come un classico orologio da polso, cosa che gli conferisce un’eleganza mai vista tra gli orologi intelligenti dei concorrenti. Anche l’interfaccia appare unica grazie alle varie UI da poter utilizzare, molte delle quali simulano la  visuale analogica dell’orario anziché quella digitale. Il Moto 360 adotta materiali come metallo anodizzato per la cassa e cinturino in pelle, ma ciò che spicca di più è lo schermo circolare ( a differenza di quelli squadrati visti fino ad ora).

smartwatch moto 360

Per quanto riguarda il suo interno, l’orologio è alimentato da un TI OMAP 3, processore vecchio di ben 4 anni, che purtroppo fa perdere fluidità al device, rispetto al normale utilizzo degli altri smartwatch. Esso presenta 512 MB di RAM e 4 GB di memoria interna ( con possibilità di salvare solo applicazioni, ma non immagini e musica). Presente il sensore di battito cardiaco e Bluetooth 4.0 e, ovviamente, l’assetto risulta resistente ad acqua e polvere. Per quanto riguarda l’autonomia, purtroppo, non sono stati riscontrati grandi risultati a causa della durata di meno di 24 h. Il prezzo si aggira intorno ai 249,99€.

Dopo la risposta di LG e Motorola, Samsung ha capito l’importanza di Android Wear – anche se tardi- presentando quindi il nuovo Samsung Galaxy Gear Live, proprio durante gli IFA di Berlino.

A livello di ergonomia l’orologio pare esser peggiorato, rispetto ai predecessori, a causa del design che da un lato è migliorato a livello visivo, ma dall’altro si presenta scomodo al polso di chi lo utilizza. Nel particolare, la chiusura appare difficile a causa dei bottoni presenti sul cinturino in plastica.

L’hardware appare identico a quello del G Watch di LG descritto in precedenza:

  • Snapdragon 400 quad core da 1,2 GHz
  • 512 MB di RAM
  • 4 GB di memoria interna
  • Presente un microfono, ma manca sempre lo speaker
  • bluetooth 4.0 per la connessione al telefono
  • sensore frequenza battito cardiaco
  • Niente rete 3G e niente Wi-Fi.

L’autonomia si aggira intorno alle 24 h ( forse anche poco più) ed il prezzo arriva intorno ai 199€.

Siamo, quindi, arrivati a ben tre dispositivi Android Wear tra cui poter scegliere, ma non è finita qui.

LG non ha voluto lasciare troppo a lungo l’attenzione sui concorrenti e pur avendo presentato il G Watch qualche mese prima, ha deciso di sorprendere tutti lanciando una seconda versione del suo primo smartwatch: LG G Watch R.

Un orologio davvero completo, sia a livello di design che di utilità. Esso è il primo smartwatch che riesce a sfruttare al meglio Android Wear, grazie al suo schermo circolare senza bande nere; per quanto riguarda il resto delle caratteristiche, però, si uniforma a tutti gli altri dispositivi. Abbiamo il solito processore Snapdragon 400 da 1,2 GHz di frequenza, solita RAM da 512 GB e memoria interna da 4 GB. La connessione è data da Bluetooth 4.0 e MicroUSB per ricarica ed infine non può mancare il sensore per la frequenza cardiaca, posto nel cinturino.

L’autonomia è  migliorata arrivando a ben due giorni di utilizzo, cosa che lo rende il migliore smartwatch di sempre sotto questo punto di vista. Il prezzo si aggira intorno ai 269,90€ ed arriverà tra noi a metà novembre.

Ma in tutto ciò, Apple? Il grande colosso di Cupertino, non ha fatto parlare di sé per nulla. Forse, considerando l’andamento della società, non dovremmo sorprenderci poi così tanto nel sapere che nel giro di due anni, mentre tutti gli OEM lanciavano i propri indossabili, Apple stava ancora progettando il suo tanto rinomato iWatch.

Dopo un’attesa davvero lunga, la società di Cupertino ha deciso di uscire allo scoperto, presentando l’Apple Watch, durante un keynote proposto in concomitanza con gli IFA 2014 di Berlino. Il problema? Due anni di attesa per presentare un orologio tutto tranne che innovativo.smartwatch Apple

A livello di materiali utilizzati, c’è da dire che è stato fatto un bel passo avanti. La società ha presentato ben tre modelli:

  • Apple Watch con acciaio lucido inossidabile, in tinta naturale o nero siderale;
  • Apple Watch Sport con alluminio anodizzato in argento oppure in grigio siderale;
  • Apple Watch Edition in oro 18 carati.

Essi presentano un cinturino intercambiabile, scocca in vetro di zaffiro e schermo sia circolare che squadrato. Tuttavia, se l’aspetto è importante, dovrebbe esserlo anche l’utilizzo. Il device risulta molto limitato a livello di esperienza, forse perché ancora non sono state presentate delle applicazioni valide, forse perché ( ovviamente) sarà utilizzabile solo assieme agli iDevice con a bordo iOS 8.

UI smartwatch apple

La UI appare diversa dal solito, come potrete ben vedere in foto ed è sicuramente un punto singolare che potrebbe piacere come non piacere. Ad ogni modo, a livello hardware si presenta alimentato da un chip onnicomprensivo, ribattezzato S1, sensori per battito cardiaco e solito Bluetooth 4.0. Infine solita 512 MB di RAM e 4 GB di storage.

Insomma nulla di nuovo, inoltre, come se non bastasse, l’iDevice indossabile uscirà solo nel tardo 2015, quindi l’attesa sarà ancora maggiore. Intanto, cosa verrà proposto dal resto degli OEM? Si rischia di mettere in vendita un orologio obsoleto rispetto agli altri concorrenti.

Il prezzo dell’Apple Watch varia a seconda del modello scelto e spazia tra i 500 $ e i 4000$ (ebbene si).

Pensate di avere le idee più chiare? Sicuramente tutti i modelli sono uniformati tra loro, ma a seconda delle vostre esigenze potrete tirare le somme e decidere quale merita il primo posto come migliore smartwatch 2014.

Anna Amura