Cari lettori, bentornati in Azione e Reazione, una rubrica nata velocemente e quasi per caso e che spero di non far morire con gli stessi ritmi.
Nella scorsa puntata abbiamo parlato di manganelli e di limitazioni di libertà, mentre oggi voglio parlare di una scelta di libertà.

Probabilmente avrete già sentito parlare del caso di Brittany Maynard, la 29enne statunitense malata di un cancro giudicato incurabile e che si era trasferita dalla California all’Oregon, dove aveva preso la residenza, per poter porre fine alla propria vita con l’eutanasia: la sera di sabato 1° novembre ha ingerito una dose letale di farmaci prescritti dal proprio medico.
Brittany aveva già annunciato da tempo la propria scelta e le proprie motivazioni attraverso un video pubblicato su YouTube, al quale se ne è poi aggiunto un secondo.

Toccante anche l’addio, scritto su Facebook:

“Addio a tutti i miei cari amici e alla mia famiglia, che amo. Oggi è il giorno che ho scelto per morire con dignità a fronte della mia malattia terminale, di questo terribile cancro al cervello che si è preso così tanto di me, e che si sarebbe preso ancora di più. Il mondo è un posto bellissimo, i viaggi sono stati i miei più grandi maestri, i miei amici e la mia gente sono i più generosi. Ho tante persone attorno a me persino adesso, mentre scrivo… Addio mondo. Diffondete energie positive. Fate del bene agli altri!”

Ora, rispetto il fatto che Brittany abbia scelto di aspettare il compleanno del marito, e rispetto il fatto che abbia fatto il possibile per riaprire il dibattito sull’eutanasia, possibile in 5 stati USA su 50: avrebbe potuto molto più facilmente comprare regolarmente una pistola e farla finita in qualsiasi momento senza tanto clamore.
I vescovi cattolici in questi giorni hanno dichiarato che la vita è una missione che va portata avanti fino all’ultimo, senza decidere quando terminarla, ed io credo che questo sia stato veramente fatto da Brittany: ha portato avanti una campagna per sensibilizzare sul problema dell’eutanasia, e se ne parla in tutto il mondo anche dopo la sua morte; in un certo senso, si può dire che abbia superato i limiti consigliati, posti ed imposti da chi probabilmente non ha mai avuto a che fare con un familiare condannato a morte sicura.

In un sondaggio l’Adnkronos chiede se la scelta di Brittany sia una vittoria della dignità (77% mentre scrivo) o una sconfitta: la mia risposta è che si tratta al contempo di entrambe.
Brittany ha potuto scegliere, ha scelto con lucidità, è stata determinata e risoluta nel perseguire la propria opzione: la sua dignità e la sua forza hanno vinto, hanno distrutto qualsiasi barriera del bigottismo rimanendo nella legalità; Brittany può essere un modello da imitare, per queste qualità.
Chi ha perso è la scienza, che al momento non può far altro che offrire palliativi senza curare la malattia: un modo per prolungare la sofferenza, e non per perseguire il diritto naturale ad una vita dignitosa, o per dirlo con termini entrati della storia, si può citare la Dichiarazione d’Indipendenza del 4 luglio 1776:

Noi riteniamo che le seguenti verità siano di per se stesse evidenti; che tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di alcuni Diritti inalienabili, che fra questi sono la Vita, la Libertà e la ricerca delle Felicità; che allo scopo di garantire questi diritti, sono creati fra gli uomini i Governi, i quali derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qual volta una qualsiasi forma di Governo, tende a negare tali fini, è Diritto del Popolo modificarlo o distruggerlo, e creare un nuovo governo, che ponga le sue fondamenta su tali principi e organizzi i suoi poteri nella forma che al popolo sembri più probabile possa apportare Sicurezza e Felicità.

Mi sembra un curioso scherzo della storia che sia una Brittany, letteralmente Bretagna, a riportare prepotentemente sulla scena americana quei valori dimenticati, sepolti dall’oblio di una moralità bigotta di matrice cristiana, sia quella del cattolicesimo romano che ostacola una legislazione moderna sull’eutanasia in Italia, sia quella protestante che va per la maggiore oltreoceano.

Nel darvi appuntamento al prossimo fatto, vi ricordo che per insulti, complimenti e quant’altro potete scrivere nei commenti sottostanti, oppure all’indirizzo s.moricca@liberopensiero.eu

Simone Moricca