L’ultimo colpo di reni in ordine cronologico alla già maltrattata legge di stabilità arriva dal presidente di Confcommercio Carlo Sangalli, che dal settimo Forum dei Giovani di Confcommercio spara a zero senza risparmiarsi sugli effetti che tale manovra, al di là di intenti e proiezioni, andrebbe a generare sul tessuto economico del Paese. Il problema, non secondario, sottolineato da Sangalli è proprio il modus operandi con cui agire e su dove agire; se le finalità sono cristalline e abbracciate da tutti, molto meno sono le linee di azione segnate all’interno del testo di legge che andrebbero a creare, così come sono state concepite, un circolo vizioso di taglia e copri senza soluzioni di continuità.

In effetti una prima preoccupazione sottolineata da Sangalli è che i Comuni e le Regioni possano decidere di rimpinguare le loro casse, spogliate dai tagli decretati dalla medesima manovra, con l’aumento delle imposte locali, ma forse la preoccupazione più grave, che toglie il sonno a Sangalli, deriva dal prospetto di un aumento automatico dal 2016 delle aliquote iva dal 10% al 13% dal 22% al 25,5%. Di fronte alle rassicurazioni del ministro Padoan su un sicuro mancato scatto dell’iva, c’è il dato incontrovertibile e a questo punto incongruente espresso proprio dal testo di legge, dove si fa menzione di nuove entrate qualificate in 53 miliardi in 3 anni per effetto proprio dell’innalzamento dell’iva. Al di là del vantaggio primo di una cospicua ignizione di liquidità nelle cagionevoli casse dello Stato, si avrebbe sul medio e lungo termine una fortissima contrazione dei consumi, tradotta in striminzito gettito percepito attraverso le imposte, talmente alta da diventare addirittura fattore di perdita per lo stesso Stato; nello specifico dei 53 miliardi se ne riscuoterebbero effettivamente solo 46,5 con un buco cumulato in 3 anni di 6,8 miliardi. A queste cifre bisogna poi aggiungere il conto lasciato aperto da atti legislativi precedenti non annullati del tutto dalla nuova legge di stabilità che prevedono altre salvaguardie per un totale di 18 miliardi di euro in 3 anni, così facendo le coperture finanziare raggiungerebbero la cifra stellare di 71,3 miliardi.

“Bisogna disinnescare queste due bombe fiscali” questo è il monito lasciato da Sangalli che ha poi spinto su un più deciso taglio della spesa pubblica come alternativa possibile e fattibile, su tali tagli però vige oggi una certa perplessità data dal lavoro di spendig review dei governi precedenti che non sembra aver portato benefici radicali alla ipertrofica macchina dello Stato. Sotto il vessillo di Sangalli si sono schierati Bankitalia che di fronte al possible aumento dell’iva afferma “Per evitarlo, e dare maggiore certezza al bilancio, è quindi opportuno definire quanto prima provvedimenti riguardanti la razionalizzazione della spesa e delle agevolazioni” sulla stessa linea si è mosso anche il presidente dell’ufficio parlamentare di bilancio, Giuseppe Pisauro esclamando “bisogna tagliare la spesa”.

Dario Salvatore