Un’attività di ricerca di nuovi giacimenti di petrolio e gas metano all’interno di 29 blocchi di grandezza variabile dai 1.000 ai 1.600 chilometri quadri, per fare della Croazia una nuova “provincia energetica” dell’Unione Europea. Ma l’opposizione è dura, e le associazioni ambientaliste lanciano l’allarme.

In Croazia, ultimo ingresso in casa europea, i problemi economici si accumulano ai già gravi e conclamati casi di corruzione, evasione fiscale e speculazione finanziaria. Il Paese ha seri squilibri di bilancio e, forse anche per questo motivo, è pronto a svendere le sue risorse energetiche alle multinazionali del settore pur di fare cassa.

Il Governo di Zagabria ha da poco emesso un bando di gara per l’assegnazione di vasti settori dell’Adriatico (ventinove, come accennato prima), da trivellare in cerca di gas e petrolio: un potenziale stimato in circa 700 milioni di metri cubi – affatto trascurabile, un bottino su cui parecchie compagnie petrolifere gradirebbero mettere le mani.

Alla scadenza del bando sono pervenute offerte da sei società diverse (tra cui, secondo indiscrezioni riportate dal Sole 24 Ore, anche i colossi Exxon e Shell)[1] per l’esplorazione di quindici dei 29 blocchi. L’incasso stimato per le casse della Croazia è di 2,5 miliardi di dollari, cifra irrisoria se rapportata alle potenzialità enormi dell’area.

Non sono mancati, come al solito, strali e polemiche nei confronti dei “vicini di costa” italiani, laddove il nostro Paese sembra intenzionato a porre precisi paletti allo sfruttamento dei giacimenti riportati vigorosamente in auge dal decreto Sblocca-Italia. Ciò che le lobbies dell’energia sembrano dimenticare, o volutamente ignorare, è che l’intera area costituisce una preziosa fonte di introiti derivanti dal turismo – e lo stesso vale per la Croazia – oltre a rappresentare un potenziale rischio per l’ambiente. Basti pensare, per esempio, al bacino adiacente il Golfo di Venezia, in cui le trivellazioni sono vietate per le conseguenze disastrose che potrebbero causare alla città millenaria.

La difficile convivenza tra settore del turismo e dell’energia, soprattutto in acque di confine come quelle dell’Adriatico, è sempre stata al centro di accese discussioni e polemiche, tra i fautori della trivellazione selvaggia e i difensori dell’ambiente e delle bellezze paesaggistiche uniche nel suo genere. Un problema comune all’Italia così come alla Croazia, che sembra tuttavia aver deciso di privilegiare la benevolenza delle multinazionali del petrolio ai pur notevoli introiti del turismo, che da solo sfiora il 20% del PIL nazionale del Paese. Così come afferma il ministro dell’economia Ivan Vrdoljak, la decisione definitiva dovrebbe essere presa entro il marzo 2015; prova invece a rassicurare le associazioni ambientaliste il primo ministro Zoran Milanovic, pronto a garantire il massimo rispetto di tutti gli standard ambientali.

Ma Greenpeace non ci sta e attraverso un dettagliato report[2] sottolinea la mancanza di chiarezza con cui sono state effettuate le indagini sismiche. La Spectrum, infatti, avrebbe ottenuto l’incarico attraverso procedure a dir poco nebulose. Lo conferma Zeljana Grubusic, ricercatrice presso l’Adriatic Institute for Public Policy: “Le pagine web ufficiali del ministero dell’economia e del ministero dell’ambiente e della protezione della natura non forniscono alcuna indicazione sul fatto che uno studio preliminare di impatto ambientale sia stato effettuato prima dell’indagine sismica, una misura necessaria anche ai sensi del diritto ambientale croato. Inoltre, durante l’indagine sismica non è stato effettuato alcun monitoraggio indipendente. Se ci fosse o meno qualcuno a controllare le operazioni è una cosa che è stata lasciata alla compagnia britannica Spectrum Geo Limited che, ad oggi, non ha ancora pubblicato nessun rapporto sulle indagini sismiche nell’Adriatico croato”.

Emanuele Tanzilli

[1] http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2014-11-06/la-croazia-trivella-l-italia-e-ferma-082143.shtml
[2] http://www.greenreport.it/news/energia/petrolio-trivellazioni-offshore-in-croazia-battaglia-per-ladriatico-non-persa/