Il 26 giugno 1997 vede la luce il romanzo che avrebbe dato inizio a quello che pochi esiterebbero a definire un fenomeno letterario senza precedenti. Si tratta del primo dei sette romanzi fantasy della scrittrice J.K Rowling, “Harry Potter e la pietra filosofale”.

Prima delle parole stavolta lasceremo parlare i numeri: 7, i romanzi pubblicati; 10, gli anni che hanno visto la concretizzazione della serie, (1997-2007); 450, i milioni di copie vendute; 73, le lingue in cui sono stati tradotti (compresi greco antico e latino); 7, i miliardi di dollari ricavati dalle rispettive trasposizioni cinematografiche dei libri; 20, infine… le case editrici che rifiutarono la pubblicazione alla Rowling.

Bollato come “troppo lungo per essere un libro per bambini”, il romanzo vide nel corso degli anni due decine di rifiuti, che tuttavia non vinsero la caparbietà dell’autrice. Con un’intuizione da jackpot la casa editrice Bloomsbury infine decise di finanziarla.

È dunque questa incredibile vicenda a inaugurare a dovere la nostra serie di articoli su 5 bestseller rifiutati, che ci vedrà ripercorrere la triste storia di poveri editori poco lungimiranti e molto pentiti. Ma perché un rifiuto apparentemente uguale a molti altri nella routine editoriale si è trasformato in una gigantesca gaffe? Che cosa ha provocato l’incontrollabile fenomeno Harry Potter?

Lunghe, innumerevoli e varie sono state le opinioni apportate da una vasta schiera di critici, scrittori, giornalisti, registi, fan e fior fior di studiosi.  Sono stati scritti fiumi d’inchiostro, pubblicati centinaia di saggi; non abbiamo, quindi, pretesa né presunzione di voler dare nient’altro che non sia il nostro parere.

Cosa rende così potente Harry, dunque? La furbizia (o la passione) di qualche fan potrebbe portare all’immediata risposta “l’amore di sua madre!”, ma non è su eventi legati alla trama che intendiamo concentrarci. La forza di Harry, parlando per metonimia, è nella sua varietà, nel suo imprescindibile e irraggiungibile sincretismo.

Chiunque l’abbia letto lo sa più che bene, e chiunque anche solo lo conosca (quindi, si suppone, il 99% della popolazione mondiale) lo avrà di sicuro intuito: confluiscono nei sette volumi della saga una serie infinita e infinitesimale di spunti, suggestioni, riflessioni storiche, politiche, religiose, culturali, morali, filosofiche, scientifiche.

Straripa con violenza dell’etichetta di romanzo fantasy per invadere prepotentemente la definizione di romanzo di formazione, sfiorando con malizia il genere di romanzo filosofico, romanzo picaresco, romanzo d’avventura, romanzo giallo, romanzo psicologico; come ogni grande capolavoro, insomma, stretto in un unico vestito li indossa piuttosto tutti, contemporaneamente, risultando contro ogni previsione più elegante e sobrio di prima.

Come evitare poi di parlare delle miriadi di culture che costituiscono substrato e sostrato della storia? La cultura mitologica greca, celtica, medioevale; la criptozoologia, i bestiari, l’alchimia, la biologia: tutte riunite, rielaborate e reinventate dal genio creativo dell’autrice.

La pluralità di temi che pervade la saga va dall’amore al razzismo, dall’indottrinamento politico-ideologico alla morte, dalla depressione alla debolezza degli uomini, dalla strumentalizzazione mediatica alla forza dell’amicizia. Il tutto, cornice di un orologio perfetto dal meccanismo impeccabile, perfettamente delineato dall’inizio alla fine con una serie di indizi sparsi lungo i romanzi che, solo a una rilettura finale e a un’analisi complessiva, emergono con incredulità del lettore.

La magia, inizialmente ludica e affascinante, si rivela alla fine un’arma pericolosa, difficile da gestire, come difficile da gestire è il potere, la paura, l’indecisione, e, last but not least, una casa editrice. A tal proposito, cari editori pentiti, vogliamo oggi interpretare con un po’ di malizia una delle più famosi citazioni di Albus Silente, personaggio della saga:

“ Non sono le nostre capacità che dimostrano chi siamo davvero, sono le nostre scelte”.

Touché.

Beatrice Morra