Dopo 15 anniNaruto”, celebre manga di Masashi Kishimoto, giunge alla conclusione con gli ultimi due capitoli che saranno pubblicati sul numero del 10 Novembre della rivista “Weekly Shonen Jump”. Grazie alle anticipazioni diffuse in rete però il finale è già di dominio pubblico, e per questo mi propongo di farne una breve analisi. Ovviamente una simile operazione è quanto mai incompleta, dato che valuta unicamente gli ultimi capitoli prescindendo dal contesto generale; per rimediare dunque, nelle prossime settimane, mi dedicherò, nella rubrica Pianeta Manga, ad un’analisi più approfondita dell’intero “Naruto”.

Tornando invece al finale (e chi non vuole anticipazioni farebbe bene a fermarsi ora), esso inizia riprendendo quanto accaduto nel capitolo precedente, mostrandoci Sasuke e Naruto distesi al suolo e privi di un braccio, in attesa della morte per emorragia. Sotto di loro le dita delle statue di Madara e Hashirama si intrecciano nel cosiddetto “Sigillo di Riconciliazione”, utilizzato dagli shinobi al termine di una battaglia per indicare che, nonostante tutto, sono ancora compagni; un’immagine che sintetizza alla perfezione l’esito dello scontro.

Sopraggiungono quindi Sakura e Kakashi, con la prima che ferma la perdita di sangue dei combattenti. Segue lo scioglimento dello Tsukyomi Infinito, accompagnato da una riflessione dell’ultimo Uchiha su ciò che ha appreso dalla sua vita sofferta e su come sia arrivato finalmente a comprendere Naruto ed Itachi.

La scena si sposta poi in avanti di qualche giorno (o settimana?) mostrando Sasuke, riabilitato dal suo status di nukenin dal neo Hokage Kakashi, abbandonare nuovamente il villaggio, deciso a vedere con i propri occhi in che stato versa il mondo degli shinobi, salutando Sakura con lo stesso leggero tocco delle dita sulla fronte tipico di Itachi. Mentre si allontana viene raggiunto da Naruto che gli consegna il suo vecchio coprifronte, conservato fin dal loro primo scontro alla Valle della Fine. Questo gesto è accompagnato da una riflessione dell’Uchiha su cosa significhi davvero essere un ninja, la quale mostra appieno la conclusione della sua crescita. E qui, sull’immagine del vecchio coprifronte scheggiato e del sorriso complice dei due protagonisti, il manga avrebbe potuto chiudersi più che dignitosamente, dato che tutti i fili si erano riallacciati (nei pensieri di Sasuke è intuibile anche il futuro di Naruto come Hokage), lasciando al film il compito di mostrare il destino degli altri personaggi. Purtroppo però il capitolo 699 era soltanto il penultimo.

Nel capitolo 700, privo di reale contenuto, viene mostrata una lunga carrellata di shinobi, più o meno principali, cresciuti e con relativa prole. Si apprende della nomina di Naruto a settimo Hokage e del suo matrimonio con Hinata, dalla quale ha avuto due bambini. Anche Sasuke si è sistemato, sposando Sakura ed avendo una figlia, senza tuttavia, almeno apparentemente, abbandonare del tutto la sua vita raminga. Il capitolo si chiude con un’immagine dei volti degli Hokage, tra cui spicca quello sorridente di Naruto, con sopra scarabocchiato il simbolo di Rufy, protagonista di Onepiece. Semplice citazione o passaggio di testimone? Non ci è dato saperlo.

Il capitolo finale di “Naruto” si presenta come deludente principalmente per tre ragioni: la prima è l’eccessiva voglia di accontentare i fan. Far sposare Naruto, che ha sempre ignorato platealmente tutte le dichiarazioni d’amore fattegli da Hinata, proprio con quest’ultima e soprattutto mettere insieme Sasuke e Sakura, quando il primo ha quasi ucciso la seconda in più di un’occasione ribadendo di non aver mai provato nulla per lei, è il segno più evidente di tale volontà.

La seconda ragione è costituita dalla caratterizzazione e dall’aspetto dei figli dei protagonisti, che non sono altro che versioni in miniatura di loro stessi, cosa evidente soprattutto con quelli di Naruto e di Shikamaru.

La terza è costituita dalle grandi assenze: che fine hanno fatto Kabuto ed Orochimaru? Ed i membri del Team Taka? Possibile che venga dato spazio a personaggi marginali come TenTen ma non a loro? Unica speranza di rivederli resta quindi il film “Naruto – The Last”.

Nonostante la sua conclusione però la versione cartacea di “Naruto” non è terminata del tutto dato che, questa primavera, inizierà una miniserie composta da diverse storie brevi ambientate nell’universo del manga. Essa farà parte di un non meglio precisato “Naruto Shin Jidai Kaimaku Project”, (traducibile come “l’inizio di una nuova era”), del quale si saprà di più in occasione dell’uscita degli ultimi capitoli in Giappone. Non resta dunque che attendere, sperando in un’operazione di qualità che riporti il brand “Naruto” al suo antico splendore.

Alessandro Ruffo

1 COMMENTO

  1. Passaggio di testimone da Naruto a One Piece non direi proprio.
    One Piece è serializzato dal 1997, Naruto dal 1999. Inoltre One Piece è la serie manga col successo più grande di sempre (statistiche del 2011, ma per OP la situazione non è cambiata: http://ganbatteotaku.forumcommunity.net/?t=49112030 ).

    Se qualcuno deve passare il testimone è proprio OP quindi 😀
    Direi che si tratta di semplice citazione, forse come “ringraziamento” del fatto che Oda ha dedicato la copertina del capitolo 766, uscito in concomitanza del capitolo 700 di Naruto, al manga di Kishimoto.

    Il capitolo 700 è stato una porcata, mi ha dato l’impressione di essere un lavoro fatto anni fa e rimasto immutato negli anni. Servivano almeno altri 4-5 capitoli “collante” per renderlo accettabile. Ho letto capitoli conclusivi di manga che pare siano stati troncati per colpa di scarso successo meno forzati di questo.

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