Si sblocca la vertenza dello stabilimento siciliano con la firma di tutte le parti interessate, con la sottoscrizione di un accordo, limato fino all’ultimo, che dovrebbe salvare, secondo quanto riportano l’ENI e il ministero, tutti i posti di lavoro collegati all’azienda e all’indotto. La raffineria abbandonerà il petrolio trasformandosi in un impianto dedicato alla produzione di bio-carburanti.
La raffineria diventerà dunque ecologica, come rende noto in un tweet il portavoce del ministro Guidi – Enrico Romagna Manoja – e questa riconversione verde dovrebbe portare con sé la garanzia del mantenimento dell’attuale organico di dipendenti. Secondo quanto si legge dall’intesa firmata presso il ministero dello Sviluppo Economico, l’impianto vedrà la nascita della bioraffineria, diventerà base logistica per le operazioni di “estrazione” e l’impianto vedrà inoltre la nascita di un nuovo centro di alto livello per la sicurezza nel settore dei biocarburanti.

Hanno sottoscritto il testo il presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta, il sindaco di Gela Angelo Fasulo, il presidente dell’ENI Salvatore Sardo e il presidente della raffineria Claudio Zacchigna, Confindustria Sicilia e le organizzazioni sindacali nazionali e territoriali di categoria. L’investimento – definito dal ministro strategico per la Sicilia, per il sistema energetico nazionale e per la difesa dei livelli occupazionali – porterebbe Gela “al centro del sistema industriale dell’azienda” afferma l’ad di ENI Claudio Descalzi: “il piano prevede nuove iniziative industriali per sviluppare il settore up-stream sul territorio siciliano e rendere le nostre attività sempre più sostenibili a livello ambientale facendo leva su importanti investimenti, sull’innovazione tecnologica e sulle le competenze delle nostre risorse”.

Ha espresso soddisfazione per l’importante accordo raggiunto anche il presidente del consiglio Matteo Renzi.

Non manca però chi è preoccupato per l’accordo e per il nuovo assetto della raffineria, che allontanerebbe lo spettro della chiusura dello stabilimento siciliano, che aveva scatenato una selva di polemiche, ma non metterebbe al sicuro i posti di lavoro nonostante le promesse fatte con la sigla dell’intesa. La bio-raffineria potrebbe infatti non riuscire a garantire occupazione a tutti i mille dipendenti attualmente impiegati (650 esuberi, secondo alcune stime, a cui seguiranno ricollocazioni in altra mansione, azienda, retribuzione), ma a rischio saranno soprattutto i lavoratori delle imprese che lavorano nell’indotto.

Roberto Davide Saba