Dopo mesi di inerzia politica, ostinazioni e veti incrociati finalmente si supera l’impasse dei granitici nomi e si arriva alla votazione che da alla Corte costituzionale il nome offerto dai democratici Silvana Sciarra e al Consiglio Superiore della Magistratura il nome dei pentastellati Alessio Zaccaria. Un risultato quasi insperato, per non dire messianico se si guarda ai lavori di questi due mesi dove il nome trito e ritrito di Violante per il PD stava passando alla storia di quelle votazioni come la Bismarck che non vuole affondare e quelli di Catricalà, Bruno e Caramazza per FI come di figuranti sul palcoscenico; un risultato poi che salva la faccia a tutti i protagonisti, che in due mesi sono andati avanti con le loro proposte come compartimenti stagni senza presupporre la benché minima possibilità di convergenza, in un contesto politico-sociale che meriterebbe una più alta maturità politica.

L’intesa MS5 e PD che ha sbloccato la situazione è figlia di un lavorio portato in essere da giorni, incasellato nella costruzione di nuove proiezioni politiche che porterebbero il PD a poter diversificare la sua partnership politica, allontanandola dalle contraddizioni e inconsistenze di FI e dalla sua politica a pendolo, mentre per il MS5 si avrebbe la ripresa di un ruolo di primo piano nella vita politica del paese dopo che era stata oscurata e un po schiacciata da destra e sinistra in questo ultimo mese.

Alto profilo e anonimato politico, ecco le motivazioni che hanno portato ad una convergenza tra le due forze, difatti sia Silvana Sciarra che Alessio Zaccaria hanno un curriculum di tutto rispetto essendo la Sciarra docente di diritto del lavoro all’Università di Firenze e avendo pure insegnato all’estero, tra le cui sedi spicca il nome di Harvad; mentre Zaccaria negli anni ha ricoperto la cattedra ordinaria sia di diritto civile che privato in diverse Università italiane ricoprendo poi anche la carica di Preside della facoltà presso l’Università di Verona.

Quello che a tutti gli effetti era un nodo gordiano, oggi viene presentato da entrambe le parti come un loro proprio risultato di maturità e lungimiranza politica, Di Maio non utilizza mezzi termine  e letteralmente fagocita il risultato “abbiamo impedito che Violante andasse alla Corte costituzionale. Dopo abbiamo imposto al Pd nomi super partes e con metodi trasparenti, infine abbiamo chiesto ai nostri iscritti se i nomi fossero degni di ricoprire quei ruoli. Oggi abbiamo sbloccato subito la paralisi votando quello che i cittadini ci avevano indicato.” mentre nel  PD ci sono felicitazioni per un risultato che avevano da sempre “prospettato e voluto”.

Molto interessanti sono ora le dichiarazioni dello stesso Di Maio, che ad una intervista al Corriere della Sera apre su una possibile convergenza di governo che includa addirittura il nome del papabile Capo di Stato e che quindi renda carta straccia il Nazareno e le sue clausole: “Attualmente il problema del tavolo non si pone, non è in discussione. In prospettiva, però, oltre alla riforma della legge elettorale, c’è anche la possibile elezione del successore di Giorgio Napolitano, nel caso il capo dello Stato decidesse di lasciare l’incarico anzitempo. Il mio invito è: il nuovo capo dello Stato eleggiamolo con lo stesso metodo, facciamolo scegliere ai cittadini.”

Dario Salvatore