I PARERI DELLE COMMISSIONI – La legge di stabilità italiana continua il suo iter parlamentare attraverso le commissioni parlamentari della Camera, che ne analizzano il contenuto. I pareri delle commissioni Lavoro e Finanze propongono modifiche piuttosto rilevanti. La prima propone di eliminare gli incentivi a chi ha licenziato dipendenti e di legarli ad “un incremento netto” dei posti di lavoro. Inoltre, il documento della commissione chiede risorse “sufficienti” per la Cassa integrazione in deroga (Cig) e somme aggiuntive per nuovi ammortizzatori. La commissione Finanze, invece, consiglia di “eliminare o ridurre l’inasprimento” della tassazione sui fondi pensioni e rivalutazione del Tfr.

Il governo, tramite il vice-ministro dell’economia, Enrico Morando, riferisce in commissione Bilancio che valuterà possibili variazioni al testo. Infatti, Morando dichiara l’ampia disponibilità del governo a variare, seppur mantenendo i saldi della legge invariati, la tassazione sui fondi pensione e sul Tfr che hanno ricevuto “critiche che il governo esaminerà con molta attenzione”.

MINORANZA DEM – Intanto, al di là dell’iter parlamentare della legge, lo scoglio principale alla approvazione della legge è rappresentato dalla minoranza del Pd. Infatti, i vari Civati, Cuperlo e Fassina chiedono di iniziare il voto alla Camera sul Jobs Act solo dopo aver discusso e approvato la legge di stabilità. Solo così, secondo i deputati del Pd, sarà possibile aumentare le risorse destinate al lavoro e dare un maggiore impulso alla delega. Attualmente, le risorse previste dal ddl Stabilità e crescita risultano essere complessivamente pari a 2 miliardi di euro, inferiori, secondo i dem, a quelli stanziati l’anno precedente. L’inizio della discussione in aula è previsto, dopo la valutazione degli emendamenti da parte della commissione Bilancio, per il giorno 24 Novembre.

LA TENSIONE EUROPEA – La Commissione europea, intanto, continua a mandare messaggi ai Paesi membri e in particolare al governo italiano. Infatti, il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, ha affermato che l’analisi delle bozze dei bilanci nazionali sarà completato per fine mese. Escludendo, in risposta indiretta a Matteo Renzi, la possibilità di una modifica delle regole in corso. In particolare ha escluso la possibilità di scorporare gli investimenti dal patto di ‘Stabilità e Crescita’. Gli fa eco, il nuovo commissario agli affari economici, Pierre Moscovici affermando che non bisogna esagerare con la creatività nel voler modificare le regole.

A dare una mano, al premier italiano, ci pensa l’altro italiano, Mario Draghi. Difatti, il consiglio direttivo della Bce ha deciso di mantenere invariati i tassi al minimo storico. La decisioni di non porre in atto nessuna azione sarebbe dovuta alla tensione che attualmente si respira nel direttivo. In particolare, secondo le indiscrezioni, si starebbe formando intorno a Jens Weidmann, governatore della Banca Centrale tedesca, una forte opposizione a Mario Draghi. Di qui, la scelta di evitare di discutere circa la possibilità di un quantitative easing (cioè della acquisto da parte della Bce di titoli di Stato direttamente dal mercato) e di mantenere inalterato il livello dei tassi.

Valentino Arena