Non si ferma il caos istituzionale e militare in Libia. La Corte Suprema del Paese ha dichiarato incostituzionali le ultime elezioni politiche di giugno, portando allo scioglimento del Parlamento e del Governo uscito da esse. La decisione ha aggravato ulteriormente le spaccature tra le varie fazioni politiche dell’ex colonia italiana, le quali si stanno dando battaglia da mesi per il controllo della nazione.

La massima corte ha accettato il ricorso presentato dai parlamentari islamici del Congresso generale nazionale, il precedente Parlamento libico, riguardante la costituzionalità delle riunioni del nuovo Parlamento nella città di Tobruk (secondo la Costituzione provvisoria l’assemblea legislativa dovrebbe riunirsi a Benghazi o a Tripoli, entrambe sconquassate della violenza) e dell’emendamento approvato a marzo che ha tracciato la road-map verso le elezioni di giugno. Le milizie islamiche, che hanno in mano Tripoli, subito dopo le elezioni avevano rimesso in piedi l’assemblea in carica prima delle elezioni portando all’esistenza di due Parlamenti, sebbene la comunità internazionale avesse riconosciuto come legittimo soltanto quello di Tobruk, oggi sciolto.
L’assemblea di Tobruk ha tuttavia respinto la sentenza. Nella sua pagina Facebook ha diramato un comunicato in cui si accusa la Corte Suprema di aver emesso la sentenza “con le armi puntate addosso. Tripoli è fuori controllo, governata da milizie al di fuori della legittimità statale che hanno tenuto sotto tiro la Corte influenzando la decisione.
Abu-Bakr Baeira, il leader di uno dei gruppi parlamentari di Tobruk, ha descritto la sentenza come “politicizzata” e ha avvertito che sarebbe servita soltanto a dividere ulteriormente la Libia. “Noi non riconosciamo nulla di ciò che avviene al di fuori del nostro Parlamento legittimo“, ha dichiarato Baeira all’Associated Press.
Il parlamento di Tobruk è la seconda assemblea eletta in Libia dalla caduta di Muammar Gheddafi, rovesciato ed ucciso nel 2011. Da allora la Libia è stata dilaniata da disordini e conflitti religiosi, ideologici e regionalisti.

L’ONU ha dichiarato che avrebbe attentamente studiato la sentenza della Corte e consulterà le parti interessate di tutti i colori politici insieme ai partners internazionali. Ha detto inoltre che si sarebbe “impegnata a lavorare con tutte le parti in campo per aiutare la Libia a superare l’attuale crisi politica e di sicurezza“. E dall’Italia arriva il commento anche del neoministro degli Esteri Paolo Gentiloni, il quale in merito alla vicenda ha dichiarato al Senato che “il rischio è molto grande, si conferma la necessità di rilanciare l’iniziativa delle Nazioni Unite. La minaccia non riguarda solo l’Italia, riguarda tutti i paesi.” Ha inoltre ricordato che “Dalla Libia sono arrivati sulle nostre coste 132.000 rifugiati dei 162.000 totali arrivati in Italia“.

Nel frattempo, la guerra civile vera e propria continua senza alcuna tregua. Nella città di Benghazi, il luogo di nascita della rivolta, le forze filo-governative stanno combattendo contro le milizie islamiche per il controllo della città, ed un altro fronte si è aperto anche in Libia occidentale, dove le milizie che controllano Misurata stanno combattendo le forze filo-governative insieme ad alcuni alleati delle città occidentali. Nelle ultime tre settimane almeno 400 persone sono state uccise in entrambe le aree di combattimento, mentre si contano a migliaia i feriti e gli sfollati.

Giacomo Sannino