Scenderanno domani in piazza 12 categorie di lavoratori del pubblico impiego: Università, scuola, sanità, funzioni centrali, servizi pubblici locali, sicurezza, soccorso, ricerca, Afam e privato sociale. Lo sciopero è stato indetto dalle tre sigle sindacali maggiormente rappresentative dei lavoratori in Italia: CGIL, CISL e UIL, che sembrano nell’ultimo periodo tentare di superare i dissidi delle segreterie nazionali.

A quanto si legge dal comunicato comune, la manifestazione è volta a contrastare “Cinque anni di tagli lineari forsennati, di blocco delle retribuzioni, oltre dieci di blocco del turn-over, un esercito di precari senza certezze e tutele, riforme fatte in fretta e male: il sistema è al collasso, mentre la spesa continua a crescere nonostante i tagli al welfare e il caro prezzo pagato dai dipendenti pubblici, oltre 8 miliardi di euro in 5 anni. Qui non è in gioco solo il futuro delle lavoratrici e dei lavoratori, ma quello dell’intero Paese“. Evidente dunque l’intento di rispondere all’accusa di essere i difensori di interessi corporativi rivolta da vari esponenti del governo alle organizzazioni sindacali. Gli obiettivi che si intendono raggiungere sono: a) l’aumento degli stipendi statali; b) un piano di innovazione; c) una modifica della legge di stabilità. E se non verranno raggiunti “saremo costretti a continuare la mobilitazione per arrivare fino alla sciopero” ha dichiarato Giovanni Faverin, esponente della CISL FP, la federazione che tutela gli interessi dei dipendenti della funzione pubblica. “Non smetteremo finché nella legge di stabilità non compariranno le risorse per il rinnovo dei contratti” sottolinea Rossana Dettori, della CGIL FP. Nessun riferimento agli scioperi generali del 14 e del 21 Novembre, segno della diffidenza che CISL e UIL provano rispetto a queste forme di protesta, diffidenza che ha sino ad esso bloccato la possibilità di fare una manifestazione nazionale congiunta.

Attesi ben cinquantamila partecipanti: si tratterebbe della più grande manifestazione dei dipendenti pubblici degli ultimi venti anni. Secondo la CGIL dovrebbero arrivare più di 600 pullman da tutta Italia. Certamente la scelta di tenere il raduno di sabato dovrebbe consentire a molti lavoratori la possibilità di raggiungere la capitale, non dovendo questi rinunciare ad una giornata di stipendio ed essendo le partenze previste in nottata. Non considerato il fattore maltempo: non si segnalano disagi alla circolazione ferroviaria, ma certamente la circolazione stradale potrebbe essere difficoltosa, in particolare per chi viene da Sud, dove le cattive condizioni potrebbero protrarsi sino a domani mattina.

Altro motivo della protesta è il cosiddetto dumping contrattuale, ovvero la tendenza delle pubbliche amministrazioni a diminuire il personale e ricorrere a servizi forniti da imprese private. È un elemento che si lega non solo alle strutture nazionali, ma anche a quelle territoriali, dove anche amministrazioni di sinistra fanno ricorso a questo sistema, ed anche questo dovrebbe garantire una grande partecipazione.

Tutto questo mentre Renzi invita a non cercare lo scontro sul lavoro, nonostante le richieste siano simili a quelle che portarono il Partito Democratico nel 2008 a partecipare allo sciopero degli statali contro la riforma Brunetta.

Vincenzo Laudani