Il premier Renzi sembra far di tutto per accelerare l’approvazione della legge elettorale, ma tra le opposizioni continua a serpeggiare lo spettro delle elezioni anticipate. Renzi, tuttavia, cerca di rassicurare deputati e senatori affermando che non ci sia alcun rischio di ritorno alle urne, ribadendolo quasi giornalmente.

“A me converrebbe portare a casa il consenso, fortissimo, delle elezioni europee, per individuare un gruppo dirigente più vicino e più fedele , tuttavia, se vogliamo rispettare gli interessi degli italiani, non possiamo cambiare verso a 300 deputati. Dobbiamo cambiare il Paese: niente elezioni anticipate dichiara Renzi nell’intervista concessa a Bruno Vespa, per il nuovo libro del giornalista targato Mondadori ed intitolato “Italiani voltagabbana. Dalla Prima guerra mondiale alla Terza repubblica sempre sul carro del vincitore”, i cui contenuti sono stati anticipati dal settimanale Panorama. 

Nonostante le suddette dichiarazioni, l’attuale scenario politico è segnato da profonde divisioni ed instabilità, che potrebbero compromettere la durata di una legislatura che ha l’aspirazione di arrivare al 2018. Le elezioni potrebbero dunque essere dietro la porta, e forse, come qualcuno dice, potremmo votare già nel corso della prossima primavera. Da qui ad allora molte cose potrebbero essere cambiate, ed è difficile dire così in anticipo che risultati potrebbero giungere con la bella stagione.

Analizziamo quindi validi sondaggi in materia e ci domandiamo: cosa accadrebbe se si votasse domani?

SONDAGGIO – L’Istituto Piepoli, su commissione dell’ANSA, ha elaborato una ricerca statistica in materia; vediamone i dettagli.

Partiamo dal Partito Democratico, che alle elezioni europee era riuscito ad accaparrarsi il 40.82% delle preferenze. Se si tornasse a votare, il “Partito della Nazione” riuscirebbe a mantenere il 40% delle preferenze, nonostante un calo dello 0,5% dei consensi, registrato dall’Istituto Piepoli rispetto alla scorsa settimana.

Nel centro-sinistra SEL registra una crescita, seppur leggerissima, infatti, con un +0.5% rispetto alla settimana precedente, rimane ancora sulla soglia del 3,5%. I numeri obbligherebbero dunque il partito di Vendola alla ricerca di alleati, pena la fine del progetto politico.

Per quel che riguarda il Movimento 5 Stelle, che alle europee aveva raggiunto il 21.16%, possiamo notare dei consensi stabili, ma non in crescita. Ad oggi i grillini, si attesterebbero infatti  al 20%. Una buona cifra per un partito d’opposizione, ma altresì pessima per chi si candida alla guida del paese.

Secondo Piepoli, inoltre, ci sono brutte notizie anche per il Cavaliere, che sembrerebbe non riuscire a riguadagnare quei grossi numeri, che ormai sono appannaggio esclusivo del “rottamatore fiorentino”. Forza Italia sarebbe ferma al 15% e per tornare al governo necessiterebbe di una grossa coalizione a destra, che ad oggi non raggiungerebbe comunque nemmeno il 30%.

A destra infatti NCD e Fratelli d’Italia non sembrano particolarmente apprezzati dagli italiani, il loro gradimento è fermo al 3%. In crescita invece la Lega di Salvini che registra ad oggi un interessante 8%. Cifra che potrebbe crescere se il progetto del segretario di un movimento in chiave lepenista dovesse andare in porto. Non dimentichiamoci infatti che Salvini è attualmente il secondo leader più amato dagli italiani dopo Renzi, con i sondaggi Ixè che lo danno al 21%. [Grafico 1]

Piepoli

Se si votasse domani quindi gli italiani non darebbero torto al premier, consegnandogli nuovamente la guida di Palazzo Chigi. Attenzione comunque alla Lega, che in base alla ricerca Piepoli inizia a delinearsi come ago della bilancia a destra, e alla sinistra radicale, che ha forse ancora qualche chance di continuare ad esistere, trainata forse dagli scontri tra sindacato e governo sul lavoro.

Fonte: Sondaggio Piepoli “Intenzioni di voto alla Camera (4 Novembre 2014)” del 4 novembre 2014

Antonio Sciuto