Il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama avrebbe inviato il mese scorso una lettera segreta all’Ayatollah Ali Khamenei, guida suprema dell’Iran, in cui esorterebbe a una maggiore collaborazione per combattere lo Stato islamico (IS, nota anche come ISIS), che ancora tiene sotto controllo parte della Siria e dell’Iraq. A darne la notizia è il Wall Street Journal, il quale aggiunge che nella missiva si inciterebbe l’Iran a raggiungere anche un’accordo sul nucleare, da sempre fonte di grande preoccupazione degli stati del Medio Oriente e non solo, che ne temono un uso militare. Tale collaborazione contro il gruppo estremista ne faciliterebbe il conseguimento.

Nessun commento sulla “corrispondenza privata” di Obama da parte del governo. “Posso dirvi che la politica che il Presidente e la sua amministrazione hanno espresso sull’Iran rimane invariata” ha detto il portavoce della Casa Bianca Josh Earnest in risposta alle insistenti domande dei giornalisti, per poi rifiutarsi di commentare direttamente la vicenda. L’amministrazione ora è più preoccupata per gli effetti che potrebbe avere la notizia sugli alleati ostili all’Iran e che combattono contemporaneamente l’IS.

Questa però sarebbe la quarta volta, dal 2009, che il Presidente scriverebbe al leader iraniano, e dal 2012 gli Stati Uniti avevano già dato segni di apertura nei confronti del regime. Con la minaccia dell’IS i rapporti tra i due paesi hanno cominciato a ristabilizzarsi più velocemente, e l’incontro previsto questo fine settimana tra il Segretario di stato John Kerry e il suo omologo iraniano Javad Zarif a Oman, per discutere sul tema del nucleare, è anche il risultato di questo riavvicinamento.

Tuttavia gli altri alleati degli USA non vedono di buon occhio la direzione intrapresa da Obama, in particolare l’Arabia Saudita e Israele. Il primo 

è da sempre rivale regionale dell’Iran, non solo per ragioni geopolitiche, ma anche ,e sopratutto, per questioni religiose (l’Iran è un paese sciita, mentre l’Arabia Saudita è sunnita).

Il secondo invece vede nello stato sciita una potenza ostile che minaccia la sua esistenza, e per questo si oppone alla prospettiva di un Iran col nucleare. Ma proteste vengono anche dalla politica interna dove il repubblicano John Boehner sostiene che i leader iraniani siano inaffidabli e non debbano essere coinvolti nella lotta contro l’IS.

Massimo Liccardo