Qualche giorno fa un audace tweet del ministro per i Beni culturali Dario Franceschini lanciava l’idea di riportare il Colosseo al suo stato originale, come arena per i gladiatori e come del resto appariva ancora nel XIX secolo. Alcuni studiosi da tempo sostengono questa tesi, come Daniele Manacorda, archeologo e professore di Metodologia e tecnica della ricerca archeologica presso l’Università Roma tre, che proprio nel mese di luglio scorso ha pubblicato le sue ricerche in merito sulla rivista settoriale Archeo.

Afferma infatti il professore che «tra il XIX e il XX secolo, l’arena è stata progressivamente scoperchiata, l’invaso del monumento è stato scavato attraverso una complicata sequela di vicende, i suoi sotterranei sono stati messi a nudo: un’infinità di dati archeologici sono andati perduti, ma tanti altri dati – a mano a mano che l’archeologia irrobustiva i suoi metodi – sono stati raccolti, sicché oggi i sotterranei del Colosseo sono una fonte ancora inesaurita di racconti».

Il progetto andrebbe ad ampliare quello del restauro Tod’s-della Valle che ha ridato nuova linfa all’antica arena, restituirebbe ai sotterranei la loro funzione originaria e darebbe al Colosseo, afferma Manacorda, la sua funzione originaria di arena, oggi praticamente inesistente. Del resto l’archeologo sostiene che non ci sarebbero pericoli nell’affrontare un’impresa del genere e che si otterrebbero soltanto vantaggi. Un’idea che piace a Ignazio Marino, il sindaco di Roma, a Giuliano Volpe, presidente del Consiglio superiore dei beni culturali e anche all’ex soprintendente Adriano La Regina, il “signor no” dell’amministrazione Rutelli nella capitale.

Tuonano, in contemporanea i “no”: quelli del professore di storia dell’arte moderna della Federico II di Napoli, Tomaso Montanari, che afferma: «È un’idea povera culturalmente, banale e banalizzante. Con tutto quello che c’è da fare, con tutto l’enorme patrimonio d’arte in pericolo, con le tante, tantissime cose sconosciute dei nostri tesori è giusto che il ministro si concentri sul Colosseo e sul suo uso spettacolare?», e quello dell’ex direttore della Normale di Pisa, l’archeologo Salvatore Settis, già amareggiato fortemente per l’approvazione del decreto Sblocca-Italia, un provvedimento che, secondo il professore, danneggerà enormemente il nostro paese, un paese che ha bisogno di interventi di lunga durata e non di soluzioni “placebo” nel campo dei beni culturali.

Ma Franceschini sembra intenzionato ad andare avanti negli studi e nelle analisi strutturali del Colosseo in vista del suo progetto. Affermando che “basta un po’ di coraggio”, proprio in questi giorni ha anche pubblicato, sempre su twitter, fotografie di repertorio che ritraggono il Colosseo con la sua pavimentazione.

Colosseo

La proposta del ministro ha dato subito i via, ovviamente, anche ad alcune grandi ipotesi di utilizzo della grande struttura, e la prima è dell’americano-romano presidente della squadra giallo-rossa James Pallotta che ha affermato di avere un sogno: vedere la sua squadra giocare contro un grande nome del calcio europeo all’interno dell’antica arena. Un evento che avrebbe, a detta del presidente, un’eco mondiale: «Vorrei che la città ci consentisse di giocare al Colosseo con una squadra come il Barcellona o il Bayern Monaco.» L’incontro sarebbe stato trasmesso «in pay-per-view in tutto il mondo per 25 dollari. Potremmo avere 300 milioni di persone che vogliono guardare da tutto il mondo una partita nel Colosseo, un match che non rivedrebbero mai più. Prendiamo quei soldi, che potrebbero essere miliardi di dollari, e poi istituiamo una fondazione a Roma per restaurare i monumenti ancora più velocemente. Il resto verrebbe usato in iniziative a favore delle aree urbane degradate» – queste le parole del patron della Roma riportate sul Corriere dello Sport.

Che si faccia o meno la pavimentazione, il Ministro poche ore dopo ha fortunatamente stroncato questo sogno, ipotizzando che se mai ci fossero eventi all’interno di un Colosseo calpestabile, sarebbero certamente culturali e non sportivi. Il suo è stato un secco “non scherziamo” e molti sperano vivamente che non si ceda mai ad idee del genere.

E verrebbe da dire, al presidente della Roma, dopo la sonora batosta contro il Bayer Monaco, di pensare a come far vincere la sua squadra nelle competizioni europee, piuttosto che sognare ad occhi aperti sui posti in cui giocare (e magari perdere comunque). Insomma, se diamo a Cesare quel che è di Cesare, che James Pallotta continui a parlare di calcio e che il Ministero si interessi dei suoi beni culturali, pensando sempre a tutelarli e valorizzarli al meglio.

Antonella Pisano

immagini: Foto Alinari©Mattia Travaglione©