“Oggi il consiglio direttivo ha incaricato lo staff della BCE e i rilevanti comitati dell’Eurosistema di preparare tempestivamente ulteriori misure da impiegare, se necessario”. Con queste parole, Mario Draghi ha dissipato ogni ombra di dubbio riguardo le reali intenzioni della Banca Centrale Europea su tassi di interesse e quantitative easing. Se prima del consiglio di novembre ci si era limitati a semplici dichiarazioni di facciata, adesso appare più chiara la reale volontà di attivarsi con nuove misure non convenzionali.

TASSI DI INTERESSE – Come ampiamente previsto, il board BCE ha lasciato inalterati i tassi sul costo del denaro, fermi da tempo al minimo storico dello 0,05%. Nessuna variazione anche per tassi su prestiti marginali, allo 0,30%, e i tassi negativi al -0,20% sui depositi bancari presso i forzieri dell’Eurotower.

UNANIMITÀ – Ma la vera notizia, dopo le numerose indiscrezioni circolate nell’ambiente nei giorni scorsi, è che il comunicato risulta firmato da tutti i consiglieri membri. Nessuna spaccatura, dunque, almeno di facciata, come fatto trapelare riguardo le critiche dei “falchi” all’operato di Draghi e alle sue politiche giudicate troppo espansive, pervenute in particolar modo dal governatore della Bundesbank, Jens Weidmann. Ma lo scenario economico resta preoccupante, e le attese di bassa inflazione e bassa crescita, che potrebbero persistere fino al 2016, sembrano mettere tutti d’accordo sulla necessità immediata di un piano di quantitative easing.

UN “BAZOOKA” DA 1000 MILIARDI – Mille miliardi è la cifra sul tavolo per gli acquisti di titoli di Stato in grado di rilanciare la crescita. Misura che, dopo i numerosi stimoli e segnali in tal senso, coi tassi fermi da mesi, dovrebbe giungere a maturazione nel mese di gennaio (difficilmente già a dicembre), e riportare il bilancio complessivo della BCE ai livelli del 2012 sui 3 mila miliardi, anche grazie agli acquisti di asset e covered bond già avviati nelle ultime settimane.

“A dicembre saremo pronti a una discussione ad ampio raggio sulle decisioni da prendere, su questo siamo in una fase avanzata”, fa sapere Draghi, anticipando la svolta invocata da più parti da mesi. Ultima in ordine di tempo l’OCSE, nel suo Economic Outlook, sottolineando le debolezze dell’Eurozona ed invitando a sfruttare ogni centimetro di margine nel bilancio per ravvivare l’inflazione verso l’obiettivo del 2%.

“Abbiamo una varietà di strumenti a disposizione, finché non si tratta di finanziamento monetario restiamo nel nostro mandato”. I mercati, dopo aver scontato un’euforia iniziale portando l’euro a 1,24 dollari, hanno poi ritracciato per riprendere il solco della normalità. Tutte le Borse europee viaggiano intorno alla pari, lo spread italiano è a 151 pb, quello spagnolo a 130.