NAPOLI – La Garanzia Giovani è il Piano Europeo per la lotta alla disoccupazione giovanile. Sono stati previsti finanziamenti per i Paesi Membri che saranno investiti in politiche attive di orientamento, istruzione e formazione e inserimento al lavoro, a sostegno dei giovani che non sono impegnati in un’attività lavorativa nè inseriti in un percorso scolastico o formativo.

In quanto Paese con tasso di disoccupazione più alto del 25%, l’Italia dovrà garantire ai giovani al di sotto dei 30 anni un’offerta qualitativamente valida di lavoro, proseguimento degli studi, apprendistato o tirocinio, entro 4 mesi dall’inizio della disoccupazione o dall’uscita del sistema d’istruzione formale. Sono stati stanziati un miliardo e 513 milioni di euro per l’ambizioso progetto, la quasi totalità è gestita dalle Regioni.

La Lombardia ha puntato su quasi un terzo delle risorse (52 milioni su 178) sui bonus agli imprenditori disposti ad assumere ragazzi, il Piemonte punta sulla formazione, e i tirocini nelle imprese private sono partiti da mesi.

La Campania, con un tasso di disoccupazione giovanile oltre il 60% (59 giovani su 100 sono disoccupati) ha avuto più fondi di tutti: 191 milioni. La Regione ha deciso di metterne la maggior parte (45 milioni e mezzo) sull’«accoglienza», distribuendo prebende a uno spropositato numero di società (tra cui anche sindacati) che fanno a pagamento lo stesso lavoro (ossia il primo colloquio) fatto “gratis” dai centri per l’impiego pubblico. Ma il lavoro? Non c’è. E i funzionari si lamentano, correndo da un colloquio a un altro senza nessuna prospettiva, perché è tutto bloccato. Dopodiché 39 milioni sono stati investiti sull’«accompagnamento» (cioè il secondo colloquio), 30 sui corsi di formazione, 30 sui tirocini (negli uffici pubblici, che poi non assumono per il blocco del turnover), 30 sul servizio civile e zero sui bonus per i nuovi imprenditori (i finanziamenti sarebbero dovuti servire ad incentivare le piccole aziende ad assumere nuovi impiegati tra i giovani disoccupati).

Stefano Caldoro sostiene che “siamo partiti in ritardo, ma nessuno ha accelerato quanto noi“. Che sia vera o meno quest’affermazione, Roma non ci crede, è il governo (per bocca di Graziano Delrio) lancia messaggi ultimativi: o le regioni si danno una mossa, o i soldi saranno ritirati insieme alle deleghe.

Di questa storia sono protagonisti i fratelli Taurasi, che nel 2010 hanno messo su a Manocalzati, vicino Avellino, una fabbrica specializzata in lavori meccanici di precisione, progettazione e realizzazione di impianti di automazione e robotica, che sarebbero dovuti essere finanziati nelle assunzioni di nuovo personale dal piano miracoloso. E invece, una volta trovati i primi giovani da assumere a tempo indeterminato, non hanno ricevuto alcun incentivo. E hanno proceduto in proprio con la prima assunzione, poi con la seconda, e sicuramente sarà così anche per la terza. Possibile che dei giovani imprenditori debbano aspettare mesi e mesi per vedere attuare una legge che avrebbe dovuto coinvolgere nell’impiego milioni di giovani e milioni di aziende?

Camilla Ruffo