Durante la sua prima visita ufficiale, l’Alto Rappresentante per la Politica Estera Europea, Federica Mogherini ha visitato la Striscia di Gaza, in Palestina.
Un messaggio simbolico ma forte per rilanciare il processo di pace, arenatosi dopo le trattative – tutt’ora in corso – tra Autorità Nazionale Palestinese ed Israele.

Certo, a minare un accordo di pace duraturo contribuiscono anche le divisioni interne palestinese. Proprio ieri, infatti, una decina di ordigni sono esplosi a Gaza, colpendo la macchina del portavoce di Fatah, Fayez Abu Alta, e danni anche alle abitazioni e vetture di altri due esponenti del movimento.
Al Fatah accusa Hamas per l’accaduto, mentre Hamas risponde condannando la violenza ed annunciando un’indagine. Per motivi di sicurezza, quindi, è stato annullato l’incontro tra Lady Pesc ed il premier palestinese Hamdalla.

Dall’altro lato, Israele ha autorizzato la costruzione di 50 nuovi insediamenti a Gerusalemme est e Csgiordania scatenando l’ira dell’Unione Europea e del presidente americano,
Obama. Durante un colloquio con il premier israeliano, Netanyahu, la Mogherini ha definito i nuovi insediamenti come: “Un ostacolo alla pace“. Netta la risposta del premier israeliano”Gerusalemme è la nostra capitale e non un insediamento. Il conflitto non riguarda il territorio, ma il rifiuto di riconoscere il diritto di Israele a esistere“.
In più, Netanyahu ha definito irresponsabili i politici europei che riconoscono unilateralmente la Paestina.
Un chiaro riferimento alla Svezia, primo paese europeo a riconoscere lo Stato di Palestina, ed alla Gran Bretagna (sebbene l’approvazione del Parlamento qui non avesse valore vincolante per il governo).

Secondo Lady Pesc, l’Unione Europea deve farsi portavoce di un messaggio di pace duraturo, che ponga fine alla guerra.
Un primo impegno dall’Europa è arrivato alla Conferenza di El Cairo: 450 milioni di euro per finanziare la ricostruzione della Striscia di Gaza. Ma, da solo, l’aiuto economico non basta. 1,5 milioni di palestinesi vivono confinati in una striscia di terra, senza diritti e senza la possibilità di spostarsi.

Israele teme anche che l’avanzata dello Stato Islamico in Medioriente possa avere conseguenze anche sulla propria sicurezza: secondo il ministro dell’Economia, Bennet, la creazione di uno stato indipendente palestinese aprirebbe un varco all’Isis sino a Gerusalemme.

Un’ipotesi fantasiosa, visto che i gruppi islamici più estremisti sono pochi e male organizzati nei territori palestinesi. D’altronde Hamas non potrebbe mai permettersi di appoggiare lo Stato Islamico, almeno non adesso, quando i donatori arabi, su tutti il Qatar, offriranno ben 4,5 miliardi di dollari per la ricostruzione dell’economia della Striscia di Gaza.

A quanto pare, in Europa, il dibattito sul riconoscimento della Palestina come stato autonomo è all’ordine del giorno. Infatti, la posizione della Mogherini sembra essere chiara e netta”Serve uno stato palestinese indipendente“.

Marco Di Domenico