Lo scontro tra i due principali partiti di ispirazione populista, la Lega e il Movimento 5 Stelle, è ormai in atto da diverse settimane, con un Matteo Salvini sempre più in corsa verso una leadership conquistata da suon di social e un Beppe Grillo attento a non scivolare nella tela leghista e mantenere saldo quell’elettorato derivante da sinistra che ne costituisce uno zoccolo al momento ben più duro e rassicurante. Ed è così dunque che il Movimento 5 Stelle di questi ultimi mesi è caratterizzato da una politica piuttosto schizofrenica, sia sul merito dei contenuti politici, sia sulle strategie relative ad accordi e alleanze: un andirivieni tra la tentazione perenne di collaborare e accordarsi con l’odiato Matteo Renzi, e la sua vasta coalizione, e la consapevolezza di quanto precario sia il consenso dell’elettorato cinque stelle, fortemente legato all’ormai storica inimicizia con il Partito Democratico. Insomma sia Beppe Grillo, sia il parlamentari grillini sono ben consapevoli che ogni compromesso sarà percepito immediatamente come un inciucio: e ovviamente lo sa anche Matteo Salvini che punta ormai spudoratamente all’elettore deluso dal Movimento 5 Stelle.

L’inciucio, se così si può chiamare, oggetto delle polemiche di questi giorni sarebbe l’accordo raggiunto tra grillini e democratici per le nomine, da tempo rimandate e bloccate, dei nuovi membri del Consiglio Superiore della Magistratura e della Corte Costituzionale. Non si tratta di un accordo politico, ma è pur sempre un ulteriore buco alla classica linea intransigente di chi rifiuta a priori qualsiasi dialogo, ed è un’operazione che a tutti gli effetti sblocca una situazione creatasi dagli attriti tra il PD e Forza Italia. Il Partito Democratico insomma conferma la strategia di cercare maggioranze più ampie di quella di governo per questioni extra-programmatiche: Matteo Renzi “s’appoggia un giorno a Berlusconi e un giorno a Grillo, ma su temi che non interessano a nessuno” dice appunto il leader del Carroccio Matteo Salvini, “ma su temi che non interessano a nessuno“.

Il Movimento Cinque Stelle rivendica la sua mossa come un successo – come infatti afferma il deputato Andrea Cecconi: “è grazie al nostro intervento che siamo riusciti a dare finalmente dei nomi degni per la Corte Costituzionale” – e questo conferma come il gruppo dei cinque stelle sia ormai avvezzo alle dinamiche del palazzo e abbia cambiato la sua strategia iniziale. Tuttavia una strategia sempre più aperta deve fare i conti con una refrattarietà generale a sentir parlare di accordi: la linea insomma uscita fuori dalla kermesse del Circo Massimo, che parlava di un ritorno alla piazza, quasi a confermare un’approdo al palazzo avvenuto ma mai del tutto digerito.

Per questo Movimento, sempre in bilico tra la sua piazza e il palazzo, spiegare come un successo un accordo del tutto staccato dai cosiddetti problemi reali del paese è difficile, così nei social i vari big del partito di Grillo si affrettano a chi insulta più ferocemente coloro con cui qualche ora prima cordialmente si erano apprestati a trovare un’intesa. Lo fa ad esempio Vito Crimi che su Facebook nega ci sia stato alcun accordo con “il partito dei berlusconiani travestiti da renziani“, oltre che “delle lobby e degli affari“, ma tuttavia spiega ogni volta che una parte politica avanza una proposta di buon senso, noi siamo pronti a votarla favorevolmente” e, aggiungerei, a rivendicarla come un proprio successo.

La sensazione è che, nonostante il veleno d’obbligo in queste situazioni, per tenere calmo un elettorato esigente, una situazione simile a quella registrata con l’accordo sulla consulta possa ripetersi ancora, soprattutto in quelle situazioni dove il Partito Democratico non dovesse riuscire a trovare un accordo ragionevole con il suo primo partner (Forza Italia, ndr), a partire dalle riforme costituzionali e, soprattutto, dalla riforma elettorale sul quale già quest’estate si erano visti i primi flebili segni di apertura. “Con la votazione di ieri su Consulta e CSM per Renzi si aprono praterie infinite” chiosa l’ormai noto professore vicino al M5S Paolo Becchi, “per Grillo si apre solo una porta: quella dell’inferno. Insomma per Renzi si apre la possibilità di allargare ulteriormente la sua maggioranza sulle singole questioni, facendo pressione sull’alleato del Nazareno, riducendo notevolmente il potere contrattuale in mano a un Silvio Berlusconi non più indispensabile, mentre per Grillo arrivano solo le grane di un elettorato sempre più disorientato da scelte schizofreniche e messaggi contraddittori.

Roberto Davide Saba

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Roberto nasce a Cagliari nel 1988, studia Giurisprudenza nell'università della sua città e con entusiasmo si butta nella sua prima esperienza come giornalista e vignettista per Libero Pensiero. Le sue passioni sono il disegno e la lettura. Tra i suoi interessi ci sono la politica, il diritto, l'arte e la cultura.