5,4 milioni di catalani si stanno per recare oggi alle urne ad esprimere il proprio parere su un’eventuale indipendenza della Catalogna. Si tratta di una consultazione dal “solo” valore simbolico, a causa del veto di legittimità posto dalla Coste costituzionale spagnola. Il significato che avranno i risultati, però, rischia di innescare una vera e propria bomba politica.

La prospettiva di indipendenza della Catalogna è un fatto storico ben noto, che ha radici profonde e che, da sempre, minaccia la stabilità del governo centrale di Madrid. Oggi, sull’onda di ciò che è avvenuto in Scozia a settembre, le spinte autonomiste riprendono con vigore, e poco importa che il referendum britannico abbia avuto esiti negativi: la Catalogna è un contesto fatto di ragioni diverse, che fanno ben sperare gli indipendentisti.

Proprio lo scorso settembre erano state poste le fondamenta di questo travolgente atto politico: il Parlamento catalano aveva espresso il proprio assenso per il referendum con 106 voti favorevoli su 134, dando il via libera alla convocazione delle consultazioni in data 9 novembre.

Adesso è l’ora del si, nessuno ci impedirà di votare”: è lo slogan lanciato dalla portavoce dell’Associazione nazionale catalana (Acn) Carme Forcadell. Le domande presentate nelle urne agli oltre 5 milioni di catalani di età superiore a 16 anni saranno sostanzialmente due: “Vuole che la Catalogna sia uno stato?” e, nel caso del sì, “Vuole che questo stato sia indipendente?”.

Madrid, ovviamente, non riconosce alcun quesito posto da questo referendum, dopo che la Corte costituzionale aveva bocciato, nel 2010, lo Statuto di autonomia promosso dal governo della comunità autonoma della Catalogna. La Procura generale catalana ha aperto un’inchiesta onde verificare la legittimità dell’uso di spazi pubblici atti ad ospitare un referendum non riconosciuto.

Il plebiscito sarà, infatti, praticamente blindato. 7 mila poliziotti catalani e 450 agenti antisommossa sono stati dispiegati a presidio del voto ed Artur Mas, presidente della Generalitat, ha dichiarato: “Non so cosa faranno, ma per poco buon senso che abbiano, qualunque azione fuori luogo sarebbe un attacco alla democrazia e ai diritti fondamentali di espressione e di partecipazione della gente”.

Non solo la decretata illegalità del referendum a rendere il clima rovente: in numerose città alcuni movimenti anti-secessionisti come “Libres e Iguales” e “Todos somos Cataluña” si sono mobilitati e hanno indetto manifestazioni a favore dell’unità della Spagna. A tal favore si è espresso anche Mario Vargas Llosa, premio Nobel per la letteratura, il quale, da peruviano ormai naturalizzato spagnolo, ha dichiarato al New York Times la concreta “minaccia alla democrazia spagnola” rappresentata dal voto autonomista catalano.

Ad ogni modo, le urne sono aperte e, per quanto illegali, incostituzionali e simbolici saranno gli esiti di questo voto, la risonanza politica e sociale che potrebbero avere promette di essere estremamente frastornante per il governo centrale di Rajoy.

Cristiano Capuano