I risultati riportati in questi giorni dalla Cina nella costruizione della sua sicurezza regionale a livello economico, energetico, politico e finanziario si sono mostrati sorprendenti e la potrebbero portare a scavalcare del tutto gli USA come prima potenza dell’Oceano Pacifico. Sicurezza energetica, ma non solo.

Pechino e Mosca hanno firmato un trattato di fornitura di gas che garantirà ai cinesi un quinto del loro fabbisogno energetico per dieci anni. Il progetto prevede la costruzione di un gasdotto che passerà per la regione secessionista cinese dello Xinjian, garantendone forse un maggiore controllo da parte del governo. Per Putin, d’altra parte, un tale accordo corrisponde ad una grande boccata d’ossigeno (400 miliardi di dollari, secondo il Sole24ore), dato l’embargo che sta colpendo la Russia a seguito dell’invasione della Crimea, ma anche alla possibilità di diversificare il mercato delle forniture energetiche. La Cina si è così garantita un potente alleato a nord sia dal punto di vista economico che dal punto di vista strategico.

Si sa, nell’ultimo secolo (e forse anche oltre) i rapporti fra Cina e Giappone non sono stati idilliaci, ma ieri i rispettivi presidenti hanno tenuto un summit per cercare di risolvere le dispute territoriali a proposito di alcune isole disabitate e rivendicate da entrambi gli stati. Le isole, chiamate Diaoyu dalla Cina e Senkaku dal Giappone, si sviluppano su un’area complessiva di 7Km2 e la loro importanza sta nella posizione strategica e nella forte pescosità dei mari circostanti. I due presidenti hanno mostrato una certa freddezza nella discussione e soprattutto nella stretta di mano iniziale, ma almeno sono convenuti sulla necessità della costruzione di un meccanismo anti-crisi nel caso di scontri fra i vascelli paramilitari di entrambe le parti presenti in quelle acque.

L’apertura commerciale.

Una delle cose note a proposito della Cina è la lentezza con la quale i processi economici e politici avvengono. Tuttavia, quando vengono compiuti dei passi, questi sono spesso decisivi. E’ quanto successo sempre ieri con la firma del trattato di libero scambio fra Cina e Korea del Sud, il primo esportatore verso Pechino. E’ una svolta importante perché la Cina ne potrebbe beneficiare sotto due punti di vista: in primo luogo, con i dazi doganali abbassati può permettersi un più ampio consumo di beni nel mercato interno e favorire un maggior benessere della popolazione; in secondo luogo ha lanciato un chiaro messaggio alla Korea del Nord su chi sia oramai il partner preferito di Pechino e senza dubbio si tratta di un preludio ad un maggiore isolamento di Pyong-Yang.

Amici di finanza.

L’ultimo, forse più importante, colpo andato a segno per Pechino è stato il ponte finanziario fra la borsa di Shangai e la borsa di Hong Kong, una delle piazze finanziarie più floride del mondo. in questo modo è diventata possibile per gli investitori finanziari mondiali un’entrata indiretta nel mercato dei capitali cinesi. Si tratta di un’importante svolta se si pensa che fino ad ora era impossibile per la finanza globale entrare in Cina, mentre da ieri si è verificata una concreta possibilità.

Sergio Coppola