Da confraternita di militari ed ex-militari, a vera e propria setta di stampo terroristico che propugnava la superiorità della razza bianca, fino ad un apparato di stampo quasi politico aperto a tutti. È l’evoluzione del Ku Klux Klan ad illustrare modi e tempi in cambiamento così radicale, da ridefinire a volte l’intera origine storica.

Il nome Ku Klux Klan è comunemente associato ad un’organizzazione dalle ideologie estremiste quali razzismo, antisemitismo, omofobia e nazismo. Gli adepti incappucciati nella caratteristica tonaca bianca dal cappello a punta, responsabili di alcuni sanguinosi attentati per contrastare il Civil rights movement, nonché per l’assassinio di alcuni esponenti comunisti e socialisti, hanno condotto allo scoglimento del Klan nel 1944.

Da allora in poi, il movimento ha subito una dispersione ed una frammentazione in una miriade di sette indipendenti, scomparendo – fortunatamente – dalla scena pubblica e sociale americana.

Sarà forse anche per questo che di recente il Ku Klux Klan ha aperto le sue iscrizioni anche agli individui precedentemente discriminati: neri, ebrei, gay ed ispanici. Un’inchiesta dell’International Business Times, ripresa poi dall’Huffington Post, rivela il cambio di strategia portato avanti da uno dei suoi massimi esponenti, John Abarr. “Il KKK è a favore di un’America forte. La supremazia bianca è il vecchio Klan. Questo è il nuovo Klan”.

Restano poco chiare, in realtà, le modalità con cui l’associazione possa rinnegare i suoi storici messaggi di odio e di violenza per allargare il campo delle adesioni. Non mancano del resto accese polemiche per questo improvviso cambio di rotta, da più parti etichettato come una semplice manovra politica preludio ad una possibile candidatura dello stesso Abarr.

Il nuovo corso del Ku Klux Klan, che sarà incarnato dai “Cavalieri delle Montagne Rocciose”, è molto semplice: potranno aderire tutte le persone che abbiano compiuto i 18 anni di età e vivano in Nord-America. Ma non è detto che il tentativo di rinnovamento di Abarr conduca gli effetti sperati.

Emanuele Tanzilli