Contraddette le previsioni del DEF (Documento di Economia e Finanza redatto dal ministero del tesoro) per l’andamento dell’economia italiana nel 2015. Il Tesoro prevedeva inizialmente una crescita dello 0.8% del PIL, successivamente contratta allo 0.5%. Fiducioso, il ministro Padoan aveva dichiarato, commentando le stime elaborate, che il tasso di crescita in tale anno sarebbe superiore del 50% a quello precedente: un segnale significativo per gli investitori stranieri e per la fiducia degli italiani nelle capacità del Governo.

Moody’s: l’Italia rischia la recessione

L’agenzia di rating Moody’s ha pubblicato il rapporto “Global Macro Outlook”, in cui si prevede un’espansione del PIL compresa tra il -0.5% e il +0.5%. Le stime del ministero sarebbero dunque da considerarsi quali ottimistiche: lo Stato italiano potrebbe rimanere fermo allo 0% di crescita, se non entrare nuovamente in recessione.
Un giudizio negativo dunque sulle riforme sin qui emanate dal governo Renzi? Moody’s nega tale valutazione, affermando anzi che “le riforme di Francia e Italia avranno un effetto positivo ma graduale sul PIL”. La ripresa dunque dovrebbe iniziare nel 2016, ovvero dopo quei due anni che sono considerati il tempo minimo affinché riforme strutturali possano avere effetto su un sistema macroeconomico.

Il giudizio di Moody’s sull’Europa

Deludenti invece i dati sull’andamento dell’economia europea, che probabilmente sono tra le cause determinanti della situazione stazionaria del PIL italiano. Il rallentamento dell’economia tedesca, le difficoltà della Francia a mantenere gli impegni sul pareggio di bilancio, la ricrescita spagnola che continua ad essere caratterizzata da elevati tassi di disoccupazione sono elementi che causano una drastica battuta d’arresto per il PIL. “La ripresa dell’economia dell’Eurozona ha conosciuto una drastica battuta di arresto alla metà del 2014 e non ci aspettiamo un significativo rimbalzo nella crescita nel breve termine in quanto la debolezza evidenziata dai dati macro rivela problemi di lunga data”: servirebbero dunque anche riforme strutturali a livello europeo, come Juncker, il presidente della Commissione appena insediatasi, aveva promesso durante la campagna europea, per uniformare le legislazioni, specie in materia finanziaria per agevolare il ricorso al credito. Il PIL europeo dovrebbe comunque crescere dello 0.9% nel 2016 e dell’1.3% nel 2017. Ma non è caso di brindare ad un futuro blandamente roseo: nel 2019 l’economia europea avrà comunque bruciato, a causa della crisi, 1700 miliardi di euro.

ISTAT: cala la produzione industriale

Preoccupanti anche i dati diffusi dall’ISTAT: la produzione industriale, che dai tempi del boom economico ha determinato la crescita del nostro paese, è calata nuovamente: -0.9% nell’ultimo semestre. In un anno dunque il calo sarebbe complessivamente pari al 2.9%: unici settori in crescita quelli dell’industria manifatturiera e di prodotti quali computer, orologi, prodotti chimici, riparazione di macchine e sostituti.

Il commento di Squinzi

Secondo il presidente di Confindustria i dati sono allarmanti, anche se si assiste ad un trend discontinuo (un mese di crescita ed un mese di decrescita), ma quelli relativi ad ottobre dovrebbero essere positivi. Il dato non sorprende l’associazione di rappresentanza degli industriali, che aveva chiesto, a Cernobbio, riforme più radicali, che sarebbero alla base del successo elettorale del PD.

Vincenzo Laudani