Il Muro di Berlino crollava 25 anni fa, e le celebrazioni dell’evento storico ci hanno letteralmente sommerso: certo, un Fabio Volo collegato dal Checkpoint Charlie che scherza sul luogo comune di bergamaschi e bresciani abili muratori non è della stessa caratura della Alexander-Platz di Franco Battiato, né di Peter Gabriel che canta Heroes di David Bowie davanti alla Porta di Brandeburgo, ma questi sono tempi di magra e purtroppo dobbiamo accontentarci anche di prodotti men che mediocri.

Cari amici, benvenuti a questo appuntamento con Azione e Reazione. Quest’oggi intendo portarvi a fare un breve giro del mondo, di muro in muro, da Berlino agli States.

Riprendo il caso di Berlino, che oltre ad aver abbattuto un muro fisico e politico ne ha fatto crollare uno ideologico. In questo caso è d’uopo riportare le parole di Egon Krenz, ultimo presidente socialista della DDR, nel 2009: “Adesso, 20 anni dopo, i cittadini della Germania orientale possono osservare le differenze. Nella DDR avevamo conquiste che oggi possiamo solo desiderare. Lavoro per tutti, un sistema scolastico gratuito dall’asilo all’università, e opportunità per niente legate al ceto sociale della famiglia”. Effettivamente, i dati statistici hanno riscontrato negli anni forti disparità tra i Länder dell’Ovest, più ricchi e serviti, e quelli dell’Est, rimasti devastati dal passaggio non graduale dal sistema socialista a quello neoliberista, uno scenario comune a quasi tutte le nazioni al di là del Muro.

Quello di Berlino, però, non è stato l’unico muro divisorio esistente sul suolo europeo. Pochi sanno che l’ultimo muro europeo a cadere è stato quello di Gorizia, e solo nel 2004. Un interessante reportage del Corriere nel decennale della caduta sottolineava la storia di questo capoluogo di confine, una volta asburgico, poi interamente italiano nella Venezia Giulia redenta, poi diviso da un muro eretto tra la città vecchia, rimasta italiana, e la nuova Gorizia, o meglio Nova Gorica, costruita dai titini e poi dagli sloveni intorno alla vecchia stazione ferroviaria, e che grazie ai casinò e ad una fiscalità migliore ha surclassato la parte tricolore.

muro di belfast
Un tratto delle “Peace Lines”, i muri che dividono le zone cattoliche-irlandesi da quelle protestanti-unioniste a Belfast

Di pari notorietà, se non addirittura minore, i muri eretti nelle città nordirlandesi di Belfast e Derry. Sono stati eretti a partire dal 1969, appena prima della nascita dell’IRA, 3 anni prima del famoso Bloody Sunday del 1972, trasmesso alla memoria delle generazioni più giovani grazie alla canzone Sunday, bloody Sunday degli U2. Per rendervi bene l’idea, posso proporvi una fotogallery pubblicata da Internazionale nel 2012, esattamente 40 anni dopo la strage di Derry.
Non voglio ergermi a voce della verità assoluta, ma si tratta di un conflitto che ha avuto formalmente una fine appena 15 anni fa e che è ancora più che vivo: basti pensare alla vicenda che questo weekend ha visto protagonista il calciatore nordirlandese James McClean, che in rispetto delle vittime del Bloody Sunday, cui il poppy è associato nelle terre britanniche d’Irlanda, ha staccato dalla maglia la coccarda, venendo fischiato dal pubblico inglese.

Un altro muro taglia Cipro in due: la parte settentrionale, occupata dai turchi, e quella meridionale, greca.

Nelle immediate vicinanze dell’Europa, si trova poi un altro muro di divisione: quello costruito da Israele per separare fisicamente i territori israeliani, più alcune colonie costruite oltre la linea verde dell’armistizio. Il cosiddetto Muro della Vergogna, sul quale anche Bergoglio si è fermato a pregare, di fatto separa i palestinesi dagli israeliani: un recinto da apartheid, non di molto migliore del filo spinato di Auschwitz.

Nel Nordafrica, due muri separano le città spagnole di Ceuta e Melilla dal Marocco, per evitare l’afflusso di clandestini, ed il Marocco dal Sahrawi nel Sahara Occidentale.

Infine, come non citare il caso del Muro di Tijuana nella liberale land of opportunity? Una recinzione controllata con tecnologia di altissimo livello, d’altronde siamo negli Stati Uniti, che percorre tutto il confine con il Messico, per annientare l’immigrazione clandestina (e la speranza di opportunità di migliaia di messicani), e tuttavia violato sistematicamente dai narcotrafficanti, come mostrato anche in Fast & Furious 5. Signor Obamačëv, abbatta questo muro!

Nel darvi appuntamento al prossimo fatto, vi ricordo che per insulti, complimenti e quant’altro potete scrivere nei commenti sottostanti, oppure all’indirizzo s.moricca@liberopensiero.eu

Simone Moricca