Robert Downey Jr. è Henry Hank Palmer, avvocato di successo dei peggiori mascalzoni di Chicago (“Lo so che i miei clienti sono tutti colpevoli, per gli innocenti costo troppo”). Ha trascorso l’infanzia nell’Indiana, a Carlinville, cittadina che ha poi abbandonato perdendo ogni legame con la famiglia d’origine, con l’eccezione della mamma.

A seguito dell’improvvisa scomparsa della madre, Hank deve tornare a Carlinville e non può fare a meno di confrontarsi con suo padre, Joseph Palmer (Robert Duvall), uomo severo e integerrimo giudice della contea.

Dopo il funerale, e dopo le ennesime liti e scontri verbali con il padre, Hank sta per tornare a Chicago quando viene a sapere che the judge, il giudice, come il padre viene chiamato anche all’interno della famiglia, è accusato dell’omicidio di un uomo che lui stesso aveva condannato anni prima e che era appena uscito di galera.

L’anziano Joseph sarebbe pronto ad andare incontro al suo destino affidandosi a un avvocato qualunque pur di non farsi aiutare dal figlio, ma alla fine, nell’aula del tribunale, Hank dovrà preoccuparsi di difendere il padre, evitando la reclusione richiesta dall’avvocato dell’accusa e, contemporaneamente, di riallacciare i rapporti con la figura paterna, riscoprendo sentimenti in realtà mai mancati.

The Judge

Il regista David Dobkin decide di abbandonare la classica comedy cui ci aveva abituato con “Due cavalieri a Londra” (2003) e “2 single a nozze” (2005), curando stavolta un drama assolutamente e senza mezzi termini molto ben riuscito, preoccupandosi anche della sceneggiatura del soggetto e della produzione. Tra i produttori esecutivi, oltre alla casa di produzione Warner Bros, spicca la Team Downey, società fondata dallo stesso Robert insieme alla moglie Susan, nota produttrice cinematografica statunitense.

Le riprese si sono svolte nel Massachusetts a partire dal giugno 2013, e il film è arrivato nelle sale statunitensi il 10 ottobre 2014 e in quelle italiane il 23 ottobre 2014. Nel settembre dello stesso anno la pellicola ha aperto il Toronto International Film Festival, che si tiene annualmente in Canada.

Robert Duvall è abilissimo a rendere il suo personaggio a tratti insopportabile, soprattutto per quello spettatore che, sin dalle prime battute, è spinto verso la costruzione mentale di una dicotomia giusto/sbagliato, bene/male, alla quale ricondurre il ruolo dei due protagonisti per buona parte del film. All’improvviso, però, il giudice, che fa di tutto per apparire sempre gelido e distaccato, mostra tutti i suoi lati più umani, dalla sofferenza per la malattia (un tumore già a uno stadio avanzato) alla debolezza di uomo vedovo e troppo distante da quell’affetto dei figli che ha sempre rifiutato, con una “avversione” particolare (che comunque non si rivelerà tale) nei confronti di Hank.

Robert Downey Jr., allo stesso modo, mostra ancora una volta le sue incredibili doti recitative. Svestendo i panni del più grande investigatore del Regno Unito, Sherlock Holmes, e quelli del supereroe Marvel Iron Man, egli torna a quel cinema basato su sguardi comunicativi, espressività profonda in ogni movimento e in ogni singola smorfia, e su quella naturalezza che già nel 1992 ci regalava una vera e propria lezione di recitazione (ottenendo una nomination all’Oscar come miglior attore protagonista) in “Charlot” di Richard Attenborough, regista scomparso di recente. Non irrilevante, inoltre, il doppiaggio italiano affidato nuovamente a Luca Ward.

Tra gli altri attori presenti nel film ricordiamo due presenze femminili, Vera Farmiga e Melissa Leo (premio Oscar nel 2011 per “The Fighter”).

In ogni caso la straordinaria interpretazione dei due protagonisti riesce a oscurare letteralmente il resto del cast: per tutti i 141 minuti della pellicola ogni cosa ruota attorno a Robert Downey Jr e a Robert Duvall, così naturali da sembrare da sempre Hank e Joseph, un avvocato e un giudice importanti, ma soprattutto un figlio e un padre che riescono a riunirsi e che sono pronti a vivere l’ennesima esperienza insieme.

Marco Passero