Via col vento non è solo un film, ma anche un bellissimo romanzo che proprio non merita di rimanere su uno scaffale a prendere polvere. Pubblicato per la prima volta nel 1936, riscontrò da subito un grande successo, tanto da essere annoverato tra i classici di letteratura contemporanea. Essendo però anche di una mole considerevole ( sono 800 pagine e passa ), inizialmente può spaventare, dando per scontato che sia noioso. Ma c’è un errore di fondo.

Man mano che si procede con la lettura, non solo si viene presi dalla trama, ma andando a scavare bene tra le righe è anche possibile cogliere una vera lezione di vita, motivo per cui viene da pensare che il vero ostacolo che si frappone tra noi e un libro è l’approccio che abbiamo con esso.

Il problema non è il problema. Il problema è l’atteggiamento che hai nei confronti del problema! La famosa battuta di Jack Sparrow/ Johnny Depp a questo punto cade a fagiolo. Al di là delle rocambolesche avventure che la protagonista è chiamata ad affrontare, è nascosto il percorso di crescita di una giovane donna che da un giorno all’altro si trova faccia a faccia con la realtà; una realtà che le sta stretta, che la porta a evadere con mente sognando di un amore impossibile, in senso propriamente romantico, sul belloccio di turno, Ashley.

Una crescita interiore non molto dissimile da quella che tutti noi compiamo prima o poi; quel particolare momento in cui dobbiamo prenderci la responsabilità delle nostre azioni, perché non ci sono sempre mamma e papà cui delegarle, e questo succede a Rossella quando si deve tenere in disparte e dimessa, dopo la perdita del primo marito, mentre altre ragazze della sua età sono ancora ammesse ai balli e possono considerarsi libere di civettare con chi vogliono. Ma Rossella ci insegna che è inutile piangersi addosso, e ci insegna anche a risorgere dalle proprie ceneri come un’araba fenice e come ritagliarsi un proprio spazio che difende con le unghie e con i denti.

Però “Via col vento” è anche la storia di un paese intero che sta crescendo, e che deve combattere battaglie interne per arrivare allo status moderno. Non dimentichiamoci che l’autrice Margaret  Mitchell l’ha ambientata durante la guerra di secessione americana, e da questo punto di vista il romanzo offre uno spaccato sulla vita quotidiana dell’epoca. È interessante scoprire il rapporto che si viene a creare tra gli schiavi i rispettivi padroni. E da tenere nella giusta considerazione è pure la percezione che gli stessi uomini sudisti avevano della guerra, così come vissero la sconfitta e quel che ne conseguì.

Non solo una storia d’amore struggente insomma, ma un vero pentolone di situazioni e stati d’animo che danno molto da pensare. Su tutti i personaggi, a parte l’indiscussa protagonista felicemente riuscita nel ruolo di premiere dame , mi sento di citarne almeno altri due che pure possono insegnare qualcosa. E sto parlando di quel simpaticone di Reth Butler col sigaro e il cappello sulle ventitré che brucia d’amore per Rossella, anche se il loro rapporto, nonostante il matrimonio, non si evolverà mai dalla condizione di padre/figlia. Reth resta sempre e solo una spalla su cui piangere, colui che bacchetta Rossella quando sbaglia, ma che non ha mai il piacere di viverla come una moglie in toto.

E come dimenticare la vera colonna portante di tutto il romanzo? Sì, sto parlando di Melania Hamilton, la tanto odiata cognata di Rossella, rea di essersi presa il suo Ashley, senza sapere il favore incommensurabile che le aveva fatto. Melania è quasi una figura materna che vive nell’ombra; sostiene Rossella e non la giudica mai a differenza degli altri; è tremendamente destabilizzante la sua purezza d’animo.

Vi sono varie interpretazioni di un testo, o perlomeno gli uomini di cultura del medioevo parlavano soprattutto per metafore, per cui bisognava distinguere un significato letterale da quello metaforico e allegorico, che alla fine resta quello più interessante.

Abbiamo constatato come il capolavoro della Mitchell sia portatore sano di significati alternativi: perché non lasciarsi contagiare?

Roberta Fabozzi