La politica è compromesso, si sa, e per la prima volta da mesi anche Renzi sembra aver aderito alla classica politica. Dalla riunione dei capogruppo di Maggioranza di ieri sera ne è uscita un’Italicum molto diverso rispetto alle intenzioni iniziali e, soprattutto, alle successive modifiche. La riunione, durata tre ore, ha prodotto un documento firmato da tutte le delegazioni partitiche. Secondo il documento si tornerà ad elezioni non prima del 2018, cioè dopo il completamento dell’iter delle riforme e del referendum sulla riforma costituzionale.

Nel documento non c’è solo legge elettorale. E’ confermato l’appoggio al Jobs Act, che dovrebbe andare in vigore l’anno prossimo, e una nuova road map per le riforme in parlamento. Ma il maggiore spazio è dedicato proprio alla riforma elettorale, la quale riveste un’importanza vitale per Renzi e il suo governo. Tale importanza è dimostrata anche dal compromesso che Renzi sta accettando, man mano.

Dopo gli ultimi tentennamenti di Berlusconi e le conseguenti minacce di Renzi, pronto ad abbandonare l’ex premier per scrivere la legge con gli alleati di governo, pare che il leader del PD abbia deciso di allargare la discussione sull’Italicum anche ai partiti più piccoli, in primis il Nuovo Centro Destra. Dalla riunione con i capogruppo, infatti, il PD ha acconsentito all’abbassamento delle soglie di sbarramento al 3%, spiegando che potrebbero anche salire al 4, accettando anche la direttiva di Berlusconi che chiedeva un abbassamento al 5%. L’abbassamento delle soglie di sbarramento è un’evidente apertura verso Alfano che, a sua volta, è ora disponibile a discutere della nuova riforma elettorale. Per il premio di maggioranza, però, niente sconti da parte di Renzi: sarà assegnato alla lista che raggiunge il 40% delle preferenze a cui saranno assicurati 340 deputati. Spiraglio aperto anche sulle preferenze. Nonostante Renzi e i suoi sodali siano da sempre restii all’ipotesi delle preferenze, l’Italicum dovrebbe prevedere una larga base con preferenze ma con capilista bloccati, sui quali c’è il vincolo del 40% in quote rosa. Su questo punto si aspettano duri scontri tra la maggioranza renziana e la minoranza dem, pronta a fare le barricate per eliminare i capilista bloccati, e quindi designati per imperio da Renzi.

L’Italicum, quindi, vivrà una vera trasformazione e potrebbe anche trasformarsi in una legge meno maggioritaria di quanto lo era all’inizio. Con l’abbassamento delle soglie di sbarramento al 3%, rispetto alla soglia dell’8% proposta in precedenza in caso di coalizioni, rende il tutto più rappresentativo, con una maggiore possibilità anche per i piccoli partiti di rientrare in parlamento. Una legge elettorale così imposta potrebbe riportare in auge la sinistra extra parlamentare, magari trascinata da SEL come con l’esperienza Tsipras (e magari con accordi chiari dall’inizio per evitare una situazione simile a quella verificata con Barbara Spinelli), e potrebbe tranquillizzare la dirigenza di Fratelli d’Italia, anche se, questi ultimi, stanno seriamente lavorando ad un forte fronte lepenista insieme alla Lega Nord, specie dopo la svolta di Salvini che ha cancellato la parola secessione dal programma del partito. L’approvazione, secondo la road map auspicata da Renzi, dovrebbe avvenire entro marzo lasciando spazio alle altre riforme costituzionali come il superamento del bicameralismo perfetto.

Francesco Di Matteo