A meno di un mese dai drammatici eventi di Genova, la Liguria continua a subire l’assedio di un maltempo sempre più difficile da combattere, che mette i cittadini in ginocchio e impone alle istituzioni soluzioni immediate e concrete, con dei costi non facili da sostenere.

In particolare, questa notte un’alluvione si è abbattuta a Chiavari e nella Valfontanabuona, dove, a seguito della caduta di oltre 200 millimetri di pioggia, sono straripati contemporaneamente il torrente Entella, il rio Rupinaro e il rio Campodonico.

A Chiavari, l’altezza dell’acqua nel centro storico rimane preoccupante, seppur si ravvisa una sua lenta ritirata.
L’allerta 2 è comunque confermata sino alla mezzanotte di oggi, e la situazione rimane critica in tutto il Tigullio.

Per far fronte all’emergenza, il prefetto di Genova Fiamma Spena, in seguito ad un consultazione con l’assessore regionale alla protezione civile Raffaela Paita, ha richiesto al Ministro della Difesa Pinotti l’intervento dell’esercito: in arrivo oltre 40 militari, mentre dal Friuli si attendono 30 operatori della protezione civile nazionale.
La maggiore concentrazione della protezione civile è adesso a Chiavari, il cui territorio presenta le maggiori criticità; tuttavia la stessa rimane a disposizione di Genova e del savonese, dove le condizioni meteo fanno temere nuovi nefasti sviluppi.

Alle spalle di Chiavari, il torrente Surla ha provocato molti danni anche a Carasco, dove in seguito all’esondazione, che ha provocato un’innalzamento delle acque fino ad 8 metri, molte case sono state evacuate.
Sono 16 le persone che sono state sfollate dai vigili del fuoco, e che hanno dovuto passare la notte in Municipio o in una casa di riposo.

Allerta 2 dunque per le province di Genova e La Spezia, mentre allerta 1 per quel che riguarda l’imperiese e parte del savonese.
A Genova in particolare, sono state chiuse le scuole così come i parchi, i centri per anziani e altri sevizi.
Sotto osservazione il torrente Nervi, che ha superato il livello “giallo”. A Genova è inoltre crollato il muro di un’abitazione privata in via Primavera a ridosso di un’altra palazzina in via Ulivo.

La Liguria è quindi di nuovo sotto i “riflettori” di un’opinione pubblica sempre più spaventata dall’entità del dissesto idrogeologico di un paese, che appare sempre meno adatto a sopportare le conseguenze delle perturbazioni atmosferiche.
Così come dimostra anche il caso Carrara, dove i cittadini hanno occupato l’ufficio del sindaco, in seguito al cedimento dell’argine del torrente Carrione che provocato il danneggiamento di ben 1600 abitazioni e lo sfollamento di 450 persone.

Ma la inadeguatezza delle strutture e della capacità di prevenzione, non è purtroppo un fenomeno che riguarda soltanto la Liguria e la Toscana, che oggi vedono abbattersi su di loro le peggiori conseguenze del problema. Legambiente ha infatti, a partire dal 2003, condotto un’indagine sulla questione, di concerto al Ministero dell’Ambiente, per valutare la capacità delle amministrazioni comunali di affrontare le emergenze correlate al maltempo. L’ultima edizione dello studio “Ecosistema rischio 2013”, a ben dieci dall’inizio dell’attività di monitoraggio, ci fornisce un’immagine impietosa e terrificante assieme:

“Tanto le frane quanto le alluvioni sono fenomeni naturali, parte integrante dell’evoluzione del territorio. Se è impossibile pensare di impedire alla natura
di fare il suo corso, è invece fondamentale operare concretamente per mitigare il rischio e limitare l’esposizione dei cittadini e i danni attesi in caso di calamità.
L’eccessivo consumo di suolo, l’urbanizzazione diffusa e caotica, l’abusivismo edilizio, l’alterazione delle dinamiche naturali dei fiumi, l’estrazione illegale di
inerti, la cementificazione degli alvei e il disboscamento dei versanti collinari e montuosi contribuiscono infatti in maniera determinante a sconvolgere
l’assetto idraulico del territorio, determinando un’amplificazione del rischio che interessa, in modi e forme diverse, praticamente tutto il territorio nazionale.
Come accennato nell’introduzione, secondo il report redatto dal Ministero dell’Ambiente nel 2008, sono ben 6.633 i comuni italiani (sugli 8.071 totali) in cui sono presenti aree a rischio idrogeologico, l’82% del totale

E accanto agli ambientalisti c’è anche il Consiglio Nazionale Geologi, che ha lanciato con Legambiente, Ance e Architetti la petizione #DissestoItalia “basta emergenze”, che prevede una completa revisione dell’urbanistica nel nostro paese.

Uno spiraglio di luce sulla vicenda proviene però dagli Stati Generali contro il Dissesto Idrogeologico di oggi, in cui il sottosegretario Graziano Del Rio ha annunciato un piano da 9 miliardi per contrastare il fenomeno parlando di un progetto serio in cui “Sindaci, bonifiche, regioni, stato, articolazioni della repubblica, ma anche società civile e privati, insieme devono provare a raggiungere gli obiettivi di sistema“.

Antonio Sciuto