Riappropriarsi degli spazi urbani, trasformarli in veri e propri fulcri di cittadinanza attiva e vita sociale attraverso la sublimazione per eccellenza: l’arte. È questo uno degli obiettivi che si pone OccupyTour, nuova iniziativa del collettivo Fate Spazio dell’area nord di Napoli, lanciata questo pomeriggio in piazza San Paolo a Casoria, in provincia di Napoli. Zone degradate, soggette all’incuria e all’abbandono, diventano fucine di “bellezza”, non solo estetica ed urbanistica, ma anche e soprattutto civica ed umanitaria, nella riscoperta dei valori pacifisti ed ecologisti da contrapporre al “mondo dei disvalori” soggiogato da criminalità, corruzione e speculazione.

OccupyTourAi nostri microfoni Nando D’Anna, ex consigliere comunale ed organizzatore del progetto, così racconta: “OccupyTour è un tentativo di far rivivere come spazio sociale i territori, nello specifico Casoria, Arzano e Casavatore che rappresentano l’area nord di Napoli. Iniziamo da una piazza caratteristica di Casoria come piazza San Paolo per ribattere al degrado culturale, alle opportunità lavorative che mancano, alla microcriminalità che avanza”.

“Quella che è l’intenzione di OccupyTour è di individuare, un tema alla volta, luoghi sociali da far rivivere” – continua Nando – “perché dal nostro punto di vista questo è il modo di far rivivere una generazione che si mette in lotta e si contrappone a temi che sono sì territoriali, ma anche molto più ampi. Abbiamo in questo modo anticipato lo sciopero sociale del 14 novembre, perché OccupyTour riprende un po’ la stessa idea di rivendicare il diritto al lavoro, agli spazi: cerchiamo di colorare, che è un termine a cui teniamo molto, oggi questa piazza, ma durante il nostro tour tutti i luoghi fondamentali dell’area nord di Napoli. Il nostro è un percorso di lotta a cui speriamo la città si abitui in maniera positiva, cercando anche di far capire alle istituzioni che attraverso il rilancio culturale il nostro collettivo sta contrastando le loro politiche di morte e di violenza, senza opportunità e fonte di sviluppo per la microcriminalità”.

Emanuele Tanzilli