Non c’è freno, azione o opinione che tenga, agire rapidamente e senza tentennamenti, mostrarsi forti e determinati, tutto per il varo delle riforme e il bene del Paese; questi i precetti divenuti dogma alla base della shock terapy del Governo Renzi per la promulgazione della legge di stabilità. Alla inamovibile posizione del Governo a fare un passo indietro su alcune linee guida del testo di legge è giunta dalla Commissione Bilancio della Camera un immane fuoco di sbarramento che consta di oltre 3700 emendamenti presentati da tutti i fronti caldi del Parlamento per la modifica della legge di stabilità.

Il fuoco incessante di critiche, ritocchi, abolizioni proviene letteralmente da ogni dove, maglia nera di tale operato lo riveste, paradossalmente lo stesso PD che da solo propugna 1034 emendamenti, un vero fuoco amico, a cui seguono le 643 proposte del MoVimento 5 stelle, le 569 di FI, 373 di Lega, 266 di SEL, 242 di NCD, 120 di SC, 108 di Fratelli d’Italia. Il primo obbiettivo resta il Tfr in busta basta, a fronte di ciò arriva l’emendamento PD a firma dei deputati Marchi e Causi dove viene chiesto l’assoggettamento del Tfr a forme di tassazione non cumulabili con il reddito percepito ma separate dallo stesso; in un altro emendamento a firma dello stesso Marchi  viene fatta richiesta della possibilità per il lavoratore di revocare  la propria decisione sul Tfr in busta paga a un anno dalla comunicazione al datore di lavoro e non dopo 3 anni come si rinviene nel testo di legge. Dallo stesso PD arriva poi un coro di emendamenti drastici che propone la cancellazione totale della norma, uno di questi a firma dei deputati De Menech,  Basso, Marchetti,  Rostellato.

Sul tema emendamenti, a scaricare velocemente la propria cartucciera è il deputato Fassina, che negli atti propone non solo una tassazione agevolata per il Tfr ma alla quale vi possano aderire anche i 3 milioni di lavoratori pubblici, mentre in un altro emendamento firmato anche da Gianni Cuperlo si propone l’introduzione di uno sgravio Irpef di 79 euro mensili, a discapito del bonus di 80 euro, ai lavoratori dipendenti con redditi familiari ISEE inferiori a 15mila euro e con i risparmi ottenuti finanziare fondo per le esigenze alimentari ed energetiche. Da una corposa frangia di firmatari PD tra cui spiccano lo stesso Fassina, Cuperlo, Civati e Bindi si chiede poi l’aumento delle risorse destinati agli ammortizzatori sociali dai 2 miliardi  ai 2,7 miliardi; richieste modifiche anche al bonus bebè abbassando da 90mila a 70mila euro la soglia minima di requisito per beneficiare del bonus aumentando così l’utenza verso le fasce sociale più basse. Una azione questa che interconnessa alle altre 1034 sembra ben più di una piccola tergiversazione, ma la testimonianza tangibile di una sonora bocciatura delle scelte fatte dal panzer Renzi da parte della propria ala politica.

Tra gli emendamenti spicca quello del democratico Sanga,  in cui si propone la detraibilità delle tasse dei versamenti fatti come bonifico bancario o postale dai candidati nel momento in cui diventano deputati, ciò sarebbe ottimo sprono a tutti quei deputati morosi, di qualunque partito. che ancora devono effettuare il pagamento.

Dario Salvatore