Sono tempi di riflessione e indugio quelli che sta vivendo il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, dopo le frenate tattiche di FI ora è lo stesso leader PD a temporeggiare affinché si possa fare il punto delle proprie forze e da queste stilare nuovi obiettivi politici chiari e raggiungibili nel medio termine; effettivamente è del tutto palpabile  la deriva ormai in alto mare che ha subito l’Italicum, dopo le votazioni trionfali alla Camera nei mesi scorsi il testo si trova ora ad essere quasi un alter ego di quello fuoriuscito dal primo incontro del Nazareno.

Ripercorrendo la storia travagliata recente  del testo di legge si nota come davanti ai reiterati tentennamenti di Silvio Berlusconi accompagnati dagli affondi fuori campo di Brunetta, Renzi abbia deciso di allargare le sue vedute paventando la possibilità di includere forze minoritarie come NCD, SEL o M5S nella approvazione della legge; scelta questa ovviamente  tattica per smorzare dall’inerzia e dall’entropia FI, ma anche calcolo schietto per  mantenere inalterati i cambiamenti apportati al testo originario, soprattutto per quanto riguarda il premio del 40% alla lista e non più alla coalizione. Dall’incontro nei giorni scorsi con Alfano è giunta la possibilità di abbassare la soglia di sbarramento al 3% , una mossa questa che, de iure, aprirebbe la strada al partito azzurro e a quello di Vendola ed è stata questa ultima mossa a mettere in scacco matto Silvio Berlusconi, il quale è stato costretto, a sua volta, a radunare i suoi per riaffermare, primo, la sua leadership sui radicali liberi come Brunetta riacquistando così anche credibilità politica in vista del prossimo incontro bilaterale e nel contempo elaborare una strategia di smarcamento dal pressing di Renzi.

Lasciando la prossima mossa all’avversario e godendosi la nuova posizione di forza, Renzi non è esule dal mandar frecciate, come è successo a Porta a Porta, dove afferma “Basta buttare la palla in tribuna, adesso si deve correre. Ma il problema non è Berlusconi, sono i suoi, Brunetta. E’ che improvvisamente è arrivata la libertà interna, gli ha fatto un po’ male.”  ma sono soprattutto gli alfieri democratici ad alzare il tiro come il deputato Lotti che esclama: “Se le parole di Brunetta sul patto del Nazareno interpretano il pensiero di Berlusconi e di FI, allora non c’è neanche bisogno di incontrarsi domani” o la Serracchiani che dice: “Sulla riforma elettorale il vero problema è che Berlusconi non tiene più i suoi dentro Forza Italia. Brunetta gli scappa da tutte le parti. Non si è rotto il patto del Nazareno, si è rotta Forza Italia”.

Ma Berlusconi, che dal canto suo è stato bravo a giocar da arrocco, in effetti al summit a palazzo Grazioli di FI ha dimostrato la plasticità di tale partito, messi in riga gli esponenti illustri e riavvicinato il figliuol prodigo Raffaele Fitto. Berlusconi guarda all’incontro bilaterale diretto con Renzi con nuovo slancio contrattuale consapevole del fatto di poter giocare ancora qualche carta, mentre da parte del leader democratico c’è la volontà di saggiare il nuovo asset con il ritrovato NCD.

Dario Salvatore