Una donna come Emma Woudhouse non ha bisogno di un marito facoltoso per sentirsi qualcuno. Appartenente a una delle famiglie più ricche dell’Inghilterra di inizio XIX secolo, il padre ha già pensato ad assicurarle un buon lascito di cui poter beneficiare dopo la sua dipartita. Ma certamente le sue fortune non si limitano solo ad una generosa eredità, perché la natura ha dato ad Emma anche una grande bellezza, un’istruzione adeguata e un carattere gioviale.

Tuttavia avvengono due fatti che turberanno il suo equilibrio: il matrimonio di miss Taylor, la sua governante, e l’amicizia con Herriet Smith, un’educanda della scuola per ragazze di Mrs Goddard, di diversa estrazione sociale. Emma aveva stretto un rapporto speciale con la sua balia, ora Mrs Weston, la quale aveva compensato col suo affetto e la sua bontà d’animo alla prematura perdita della madre naturale della ragazza. E poiché il destino aveva voluto che fosse stata la stessa Emma far incontrare gli sposi, si convince di avere doti di wedding planner, cosicché decide di riprovarci proprio con Herriet Smith affinché possa elevare la sua condizione.

Ed è a questo punto che Jane Austen entra nel vivo del racconto, descrivendo gli artifici che la sua eroina escogita pur di far innamorare dell’ amica, il vicario del paese, Mr Elton, il quale è, a sua volta, visibilmente alla ricerca di una buona moglie.  Ma il piano originario di Emma verrà messo a dura prova dai mille equivoci e dalle incomprensioni che nasceranno dall’intreccio con altri personaggi, tra cui la comparsa sulla scena dell’affascinante Frank Churchill.

Il romanzo, stampato nel 1815, si differenzia da tutti gli altri lavori della Austen per vari motivi. Primo fra tutti è l’agiatezza economica della protagonista, e la possibilità di contrarre matrimonio è tanto snobbata da lei quanto fortemente appetibile per le sorelle Bennet.

Emma, rispetto ad altre sue colleghe, possiede inoltre fascino e intelligenza, qualità di cui ne è assolutamente a conoscenza e che non fatica a tirare fuori senza sentirsi un’ impedita come Fanny Price in Mansfield Park, né ragionevolmente poco attraente come Anne Elliott in Persuasione.

La Austen ci pone, dunque, di fronte una donna volitiva che finirà per abbassare la cresta solo di fronte al suo caro cognato, Mr Knightley, con cui alla fine si sposerà.

Vestendo i panni dell’amico e confidente, George Knightley seguirà passo passo le vicende di Emma, di cui conosce anche il lato sfacciato e insensibile; lui sa prenderla, ma anche bacchettarla e metterla in riga quando serve.

Ed è anche su questo punto che la nostra eroina si distacca da tutte le altre che, indipendentemente dalle beghe personali, nascondono sempre un animo delicato e attento ai problemi altrui.

Emma è un po’ una voce fuori dal coro in questo senso, perché il suo difetto non è la mancanza di mezzi, bensì la leggerezza con cui gestisce le situazioni. Anche il matrimonio, non il suo, ovviamente. Se fosse per lei, non farebbe altro che aiutare tutto il mondo a trovare l’anima gemella per il semplice fatto che il ruolo di Cupido la diverte.

Jane Austen aveva detto di lei che era un’eroina che non piaceva a nessuno fuorché a se stessa, ma la verità è che il personaggio di Emma è molto più accattivante di quanto sembri. E si scopre pagina dopo pagina. Chiunque voglia cimentarsi in quello che per certi versi è stato rivalutato come il vero capolavoro della scrittrice dell’ Hampshire, si troverà a che fare con una donna moderna, desiderosa di indipendenza, e più alla’avanguardia rispetto a qualcosa di già visto.

A rendere riuscitissimo il romanzo è pur sempre il genio creativo della Austen, che con la sua penna impertinente ha saputo descrivere con ironica spregiudicatezza i costumi del suo secolo, mettendo in luce gli svantaggi di appartenere ad una classe sociale inferiore e la scaltrezza di chi, tra un espediente e un altro, è riuscito a salire più alto.

Ma la cara Jane ha saputo anche descrivere la condizione femminile dell’epoca, ancora reietta agli occhi un mondo maschilista. A dispetto di tutto, le sue protagoniste rappresentano ognuna a modo suo il prototipo di coloro che sono riuscite a svincolarsi da tutto ciò, e scegliere liberamente per se stesse.

Roberta Fabozzi