Del buono in Italia, negli ultimi anni, c’è, emergendo con “reputazione intatta”, un raggio di luce nell’oblio che caratterizza la performance economica e politica dell’Italia. Si parla di Giorgio Napolitano.

Questa la considerazione di Tony Barber, che viene riportata in un’editoriale sul Financial Times intitolato “Il senso del dovere di Napolitano brilla nell’oscurità italiana”.

Egli, nell’analizzare sommariamente l’Italia, osserva come, negli ultimi 15 anni, “una istituzione emerge, con la sua reputazione intatta -e anche rafforzata- da questo lungo periodo di incompetenza, corruzione e declino. Sto parlando della presidenza“.

Non solo l’attuale capo dello Stato Giorgio Napolitano, dunque, ma anche Carlo Azeglio Ciampi, presidente dal 1999 al 2006, ritenuti “esempio di quanto ci sia di degno, buono e onorevole” nel nostro Paese, anche in vista del fatto che “il comportamento tenuto nell’esercizio della loro funzione ha relegato alla vergogna la litigiosa ed egoistica classe politica e ha preservato il rispetto per l’Italia all’estero”.

Lo stesso articolo segnala la notizia riportata da alcuni media italiani, secondo cui Napolitano, ormai ottantanovenne, si stia preparando “a lasciare alla fine dell’anno”, definendo la tempistica come giusta: l’Italia “chiuderà il semestre di presidenza europeo il 31 dicembre e Napolitano non intende lasciare fino a quando non avrà adempiuto a tutte le sue responsabilità europee”. Tuttavia, continua Barber, “si sentirà molto la mancanza della saggezza del presidente, del suo coraggio e del senso di responsabilità pubblica, in Italia così come all’estero. Il forte senso del dovere è il motivo per cui Napolitano, come Ciampi, è  una figura così rispettata”.

Proprio sulla figura di Napolitano, il Financial Times dedica particolare attenzione, sottolineando come negli ultimi sei anni, Napolitano sia stato “cruciale per la stabilità politica dell’Italia”, poiché in un periodo di grave crisi ha fatto tutto ciò fosse “nei suoi poteri costituzionali per assicurare le dimissioni di Silvio Berlusconi come primo ministro (seppur taluni criticano del suo operato proprio l’eccessiva accondiscendenza nei confronti di Berlusconi). Se l’inefficiente Berlusconi fosse rimasto in carica ancora più a lungo, l’Italia sarebbe caduta in un precipizio” mettendo così la sopravvivenza dell’euro a rischio.

Ad aprile 2013” ancora “Napolitano, contro la sua stessa volontà, ha accettato di essere rieletto al Quirinale. Ancora una volta, ha posto le esigenze della Nazione prima delle proprie”.

Tony Barber è così fiducioso nelle sue osservazioni da accostare la figura degli ultimi presidenti italiani con la Regina Elisabetta in Gran Bretagna, con la differenza che la Costituzione italiana “permette al presidente di intervenire nella politica in modo più o meno discreto”.

Nella conclusione del suo articolo, Barber invita noi italiani ad augurarci “che il prossimo presidente sappia essere all’altezza di Napolitano. In Italia l’economia e la finanza pubblica -nota con un certo acume- sono ancora in una crisi profonda e la politica, a tutti i livello, si contraddistingue per irresponsabilità e cattiva gestione, ed è difficile credere che un Paese possa evitare el conseguenze dei suoi fallimenti per sempre”.

Morena Grasso