Che la SerieA fosse cambiata tantissimo rispetto a quindici o venti anni è dato ormai per assodato. Che i tifosi si siano quasi rassegnati a vedere le proprie squadre arrancare in Europa, battute da team che un tempo non suscitavano alcun timore, a vedere campioni girare a largo o salpare dalla SerieA, ormai è realtà. Le poche certezze ancora rimaste ai supporters sono nei simboli, nei colori, nelle maglie che li hanno fatti innamorare sin da piccoli. Eppure, nell’undicesima giornata di campionato, in molti campi è saltata anche questa certezza.

Torino – Domenica si è giocata Juventus – Parma. Tralasciando il risultato quasi tennistico, ci si sarebbe aspettato di vedere 11 maglie bianconere affrontare 11 maglie gialloblu. In campo invece sembra si siano sfidate Chelsea e Wolfsburg. La Juventus, che già a Madrid aveva indossato una maglia giallo-catarifrangente che ricorda le pettorine dell’ANAS, è scesa in campo in un completo blu con sfumature gialle (ispirata al blu di Casa Savoia e presente nel gonfalone di Torino, che comunque rientra nel novero delle maglie utilizzate in passato dai Campioni d’Italia). Il Parma, che dopo il fallimento societario in SerieA era tornato alla maglia crociata bianca e nera degli esordi relegando la gloriosa gialloblu degli exploit europei a seconda maglia, avvolta in un’insolita maglia verdastra. Un omaggio allo sponsor dei ducali, la Vorwerk Folletto, che aveva già deciso di metterle all’asta per aiutare la popolazione parmigiana colpita dall’alluvione delle scorse settimane. Lodevole il fine benefico, ma inutile negare le ragioni economiche alla base della scelta.

Anomalie romane – Nel posticipo, la Roma è scesa sul prato dell’Olimpico per rifilare 3 gol al Toro di Ventura con addosso delle maglie grigio-nere (ma c’è anche chi dice che siano marroni, non è ben chiaro), già viste in Champions a Manchester. Puro marketing deciso dagli uffici Nike per una SerieA in balia degli sponsor tecnico/commerciali. E dire che forse mai come quest’anno le maglie della Roma, sia la prima che la seconda, sono state scelte in linea con la tradizione del club, senza neanche lo sponsor a rovinarne la sacralità. Sempre se non si considera il cambio del logo, per il quale molti tifosi giallorossi contestano a gran voce la sostituzione in favore di quello precedente.
Ad Empoli invece, per un attimo è sembrato ci fosse il derby toscano contro il Livorno e non si è ben capito in che serie si stesse giocando. Poi si è notato che quelle magliette amaranto portavano l’aquila della Lazio. Una scelta incomprensibile, se si scava nella storia dei biancocelesti capitolini, i quali non hanno alcun legame con l’amaranto o sfumature del genere. Incomprensibile a tutti fuorché allo sponsor tecnico: la Macron.

Quella stessa Macron che più di un mal di pancia ha fatto venire ai tifosi del Napoli, domenica tornati alla storica maglia azzurra nella vittoriosa trasferta di Firenze, dopo diverse giornate con un’originalissima divisa in stile denim. L’ultima delle scelte, foraggiate ampiamente dal settore marketing del club partenopeo, che, oltre al giallo Villareal si somma addirittura al mimetico e al camouflage non di certo adatto per una squadra tra le più esposte in SerieA in fatto di tensione mediatica.

Domenica poi si è assistito al dono dell’ubiquità del Palermo. Sia al Barbera di Palermo che al Bentegodi di Verona, si sono viste 11 maglie rosanero rincorrere il pallone. In realtà l’anomalia era a Verona, dove era di scena il Cesena che quest’anno ha deciso di adoperare un’atipica maglia rosa, lontana dalla tradizionale bianca con pantaloncini neri, per onorare il compianto Pirata del ciclismo, Marco Pantani, romagnolo come il club.

Righe a San Siro – Per le due milanesi il discorso esula dalla sola undicesima giornata di SerieA e si estende all’intera stagione. Le righe di entrambe le squadre, infatti, hanno subito un’evoluzione. Il Milan, che in passato ha dato prova di estrema originalità sfoggiando maglie dorate o dai colori improbabili, ha allargato gli orizzonti del concetto di strisce verticali inserendone una nera centrale più grande e altre 4 sottili ai lati, e dando tonalità diverse al rosso. L’Inter le ha trasformate in gessato azzurro su sfondo nero, che tanto la fanno somigliare alla maglia degli Orlando Magic, o a detta dei più cattivi, ad un pigiama, pienamente in linea con il gioco soporifero della squadra.

Una SerieA irriconoscibile, anche da un punto di vista cromatico. Che sia per evitare scomodi paragoni col passato?

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Michele Mannarella