Dal carcere israeliano dove sta scontando la pena a 5 ergastoli, Marwan Barghouti lancia un infuocato appello al popolo palestinese, incitandolo ad attuare la resistenza armata e a trasformare i singoli episodi di rivolta che si registrano quotidianamente nella striscia in una sollevazione vera e propria, una terza Intifada che si sussegue a quelle del 1987 e del 2000. A darne notizia è il canale israeliano I24 News che riporta le parole dell’ex capo dei Tanzim di Al Fatah, che nella seconda Intifada si distinsero per aver posto in essere attentati violentissimi, anche se proprio Barghouti fu uno dei leader palestinesi che più degli altri si adoperò affinché si prendesse parte agli accordi di Oslo del 1993 con Israele.

Barghouti è come un fiume in piena e scrive una lettera alla stessa ANP citando il leader Arafat, del quale in questi giorni ricorre il decimo anniversario della morte, e dichiarando che la resistenza armata contro l’occupazione è l’eredità che il leader palestinese ha lasciato al suo popolo. La stessa ANP viene indicata da Barghouti come un’organizzazione che ha perso gran parte del suo spirito originario e intima ai suoi componenti di cessare la cooperazione di sicurezza con Israele in quanto ciò ne rafforza nei fatti l’occupazione.

Le parole del leader dei Tanzim non potevano non suscitare reazioni altrettanto accese. Tra queste spicca sicuramente la risposta data da Abu Mazen che richiama le responsabilità di Hamas nell’ultima offensiva israeliana che ha causato decine di morti. A cosa è servito – dice Abu Mazen – rapire e uccidere i tre ragazzi israeliani, la si può definire una mossa intelligente? Evidentemente no dal momento che, sempre secondo il leader ANP, in questo modo si è minacciata l’unità nazionale palestinese e si è causata la distruzione di Gaza. Condannati anche gli attacchi di Hamas contro gli esponenti di Fatah a Gaza. Tutte azioni che dimostrano che Hamas, e con essa Barghouti, non vogliono l’unità, ma mirano alla sfascio. Abu Mazen non risparmia nemmeno Israele, accusato di condurre una guerra di religione devastante, evidentemente riferendosi alla spianata delle Moschee a Gerusalemme.

Nonostante le risposte date da Abu Mazen, le parole di Barghouti sembrano aver colpito nel segno. Proprio in queste ore infatti sono diversi i siti palestinesi che incitano ad intraprendere la terza Intifada utilizzando la propria auto per investire i passanti ebrei. A ciò si aggiunge una canzone, dall’eloquente titolo Car Intifada, proposta da un famoso gruppo palestinese che sta diventando un vero e proprio fenomeno virale. Del resto alcune frasi del testo sono eloquenti: “Investi un bimbo di due mesi, investi i coloni, trasforma la strada in una trappola, per Al Aqsa, investili, investili”. Insomma, la situazione torna a suscitare preoccupazione e cominciano anche le contromisure. Israele, ad esempio, sta posizionando blocchi di cemento alle fermate dei tram per impedire che vengano portati attacchi come quelli dei giorni scorsi, mostrando di prendere estremamente sul serio la car Intifada. Intanto le violenze non si fermano: nella giornata di ieri un giovane palestinese di 21 anni è deceduto in seguito alle ferite riportate negli scontri con l’esercito israeliano presso il campo profughi di Aoub, mentre un giovane israeliano di 25 anni è stato ucciso da un palestinese che ha usato armi da taglio per infliggere ferite mortali.

L’Unione Europea, attraverso le parole di Federica Mogherini, ha condannato fermamente le azioni di violenza e si dice fortemente preoccupata per una situazione che può ancora peggiorare in assenza di prospettive politiche che mettano la pace al primo posto.

A margine di una situazione così complicata, come accennavamo prima, ricorre il decimo anniversario dalla morte di Arafat. Scuole, cittadini, rappresentanti della stampa locale e internazionale si sono dati appuntamento ieri nel cortile dell’ANP dove sventolano, oltre al tricolore palestinese, le bandiere di Al Fatah e i poster di Arafat, Barghouti e Abu Mazen. Di fronte a centinaia di persone Abu Mazen ha pronunciato un discorso in onore di Arafat il cui ricordo regna incontrastato nella memoria del popolo palestinese.

Francesco Romeo