N.B. Nell’articolo sono presenti anticipazioni sulla trama di Berserk; chi vuole proseguire faccia pure, ma non dica di non essere stato avvertito.

Negli ultimi numeri della rubrica “Pianeta Manga”, ho analizzato i primi due capitoli della trasposizione cinematografica della più famosa saga del noto manga Berserk di Kentaro Miura, la cosiddetta “Epoca d’oro”, realizzata dallo studio d’animazione “Studio 4°C”. Obiettivo principale di quest’analisi era stabilire se fosse realmente possibile trasferire un’opera simile sul grande schermo senza che vi fosse un calo qualitativo.

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La Squadra dei Falchi

Il primo film riesce a svolgere dignitosamente il proprio compito, risultando gradevole, ma inferiore alla sua controparte cartacea. Nel secondo le cose cambiano, dato che ci troviamo di fronte un adattamento in grado di fornire un’ottima panoramica del mondo di Berserk e dei suoi personaggi principali, raggiungendo un livello molto simile a quello del manga. Oggi ci occuperemo di analizzare l’ultima parte della trilogia per poi esprimere un verdetto definitivo.

Il terzo capitolo, dal titolo “Berserk – L’epoca d’oro – Capitolo III – L’Avvento” affronta la parte di storia compresa tra la riunione di Gatsu con la Squadra dei Falchi e la “nascita” del guerriero nero in seguito a quella, ben più drammatica, di Phemt.

Il film inizia subito con il piede giusto, con un breve flashback/sogno di Grifis, seguito da una panoramica del suo corpo martoriato e reso quasi irriconoscibile da un anno di torture. Segue l’arrivo di alcuni esseri deformi, simili a feti abortiti, che strisciano fino a lui per rendergli omaggio baciandogli le dita. La sequenza si conclude con alcune immagini che anticipano quanto accadrà durante l’Avvento (meglio noto ai fan di Berserk come “Eclissi”).

La tecnica d’animazione cambia di nuovo, tornando, in molte scene, assai simile a quella ibrida tra 2D e 3D utilizzata in maniera massiccia nella prima pellicola. Stavolta però la resa è decisamente migliore, con i movimenti dei personaggi realistici e fluidi. Si segnala inoltre un incremento nella qualità delle sequenze “2D only”, più complesse e ricche di particolari che le avvicinano alle tavole di Berserk.

Ben reso lo sbocciare della passione tra Gatsu e Caska in seguito alla risoluzione del conflitto sorto tra loro nel film precedente. Il sentimento che li lega è evidenziato da un breve dialogo e da alcuni giochi di sguardi successivi alla loro prima volta.

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Gatsu incontra il Cavaliere del Teschio

Subito dopo vi è la prima apparizione del misterioso Cavaliere del Teschio, personaggio fondamentale nella conclusione del film (e nell’intero Berserk), che mette in guardia Gatsu circa il pericolo imminente.

Toccante la scena della liberazione di Grifis, ormai ridotto ad una pallida ombra di sé stesso, incapace perfino di camminare a causa dei tendini recisi. Il sentimento di amore/odio che lo lega a Gatsu emerge dal suo gesto di portargli una mano ossuta alla gola come per volerlo strangolare, seguito però da un pianto congiunto di entrambi. Disturbante invece la descrizione, fatta dal suo torturatore, di tutti i supplizi infertigli, così come i minuti dedicata alla “degenza” dell’ex generale, culminante in un tentativo di suicidio interrotto all’ultimo secondo. Il dolore fisico ed emotivo di Grifis, arricchito dalla frustrazione per un corpo che non sarà mai più come prima, investe lo spettatore che, istintivamente, si ritrova a provare una forte pietà nei suoi confronti, anche sapendo cosa accadrà in seguito.

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L’inizio dell’Avvento

La sequenza principale, “l’Avvento”, comincia subito bene, dando ad una serie di luci psichedeliche ed allo stridente grido del Bejelit il compito di illustrare la transizione tra il mondo umano e quello sovrannaturale. L’apparizione dei quattro della Mano di Dio è anche migliore rispetto al manga, dato che ognuno di loro mostra, nel proprio ingresso, un accenno di personalità particolare. La rivelazione del destino di Grifis, libero di scegliere se sacrificare i propri compagni e rinascere come membro della Mano di Dio o meno, garantendo loro la salvezza, rappresenta il culmine della prima parte della sequenza. Grande importanza è conferita al destino, che, con l’unica eccezione di Grifis, appare soverchiare qualsiasi libero arbitrio nel mondo di Berserk.

Attorniato dalle risa degli Apostoli, demoni al servizio di un Dio tutt’altro che infinitamente buono, Grifis prende la sua decisione, dopo aver realizzato quel che in fondo ha sempre saputo: la strada verso il potere, che tanto brama, è costituita dai cadaveri di coloro che sono morti (e moriranno) a causa sua. E così il sacrificio ha inizio.

Uno ad uno i Falchi periscono, con solo Gatsu e Caska, separatisi poco prima della mattanza, che tentano di sopravvivere mentre, nel mondo umano, Zodd, l’Apostolo più potente, ed il Cavaliere del Teschio si fronteggiano.

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Lo stupro di Caska

Quando Gatsu è ormai ridotto allo stremo, Grifis rinasce come Phemt e, come primo atto della sua nuova vita, quasi per consolidare il cambiamento oltre che per prendersi una rivincita sull’amico di un tempo, stupra un’indifesa Caska dinnanzi allo sguardo impotente di Gatsu, tenuto immobile da un Apostolo che gli morde un braccio.

In preda alla collera l’uomo arriva a recidersi l’arto pur di raggiungere l’amata ma viene nuovamente immobilizzato e costretto ad osservare la conclusione dell’atto sessuale. La scena, che rappresenta il clou dell’intera saga, è resa in maniera ineccepibile, così come la sequenza successiva nella quale, grazie all’intervento del Cavaliere del Teschio, che attraversa il muro tra i due mondi, Gatsu ed una Caska ormai annientata nel fisico e nell’anima (al punto da non essere, in seguito, nemmeno in grado di riconoscere Gatsu) vengono portati in salvo.

Il film si conclude con l’annuncio dell’inizio dell’Era oscura sulla Terra ed il risveglio di Gatsu che, dopo essersi munito di un braccio sintetico, diviene il cosiddetto “guerriero nero”, un uomo ossessionato unicamente dalla vendetta.

Il terzo capitolo della saga si presenta dunque come il migliore della trilogia, pari e, in alcuni punti, perfino superiore al manga nel trasmettere emozioni allo spettatore. Si può quindi affermare che, nonostante alcuni tagli più o meno discutibili ed un minor approfondimento dei personaggi secondari, l’adattamento cinematografico di Berserk è decisamente riuscito.

Trasferire un capolavoro del fumetto sul grande schermo senza cali di qualità è dunque un’impresa possibile.