Scenografia suggestiva e pathos coinvolgente sono le fondamenta della sentimentale retrospettiva partenopea dal titolo “I volti”, dedicata a Carlo Improta. L’esposizione verrà inaugurata il prossimo 20 novembre nella basilica gotica di Donnaregina Vecchia in Via Luigi Settembrini a Napoli esarà aperta al pubblico fino al 4 dicembre. Il programma prevede una conferenza iniziale alle ore 11 con proseguimento delle attività di presentazione fino alle ore 19 dello stesso giorno. Il percorso di opere che saranno esposte è caratterizzato per lo più da pastelli ed acquerelli che l’artista ha realizzato dal 1997 ad oggi, peculiarità comune a tutte queste realizzazioni è il soggetto di ciascuna, un volto, rappresentante diverse emzioni determinate dalle differenti espressioni fisiognomiche.

Ogni opera possiede intrinsecamente un messaggio celato che assume diversa natura determinata dalla propria icasticità facciale, vengo ritratti volti trasognati, stravolti, divertiti , impauriti o arrabbiati, tutti però esprimono sentimenti veri dell’uomo comune. Lo sguardo di questi soggetti si rivela sempre più penetrante ma allo stesso tempo colloquiale nei confronnti dell’osservatore che si trova dinanzi, conducendo quest’ultimo ad una riflessione personale ma volendo anche collettiva sulla condizione dell’uomo nel mondo attuale.

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Questo comporta la nascita di un sentimento di partecipazione in coloro che stanno ammirando l’opera, diventano membro partecipe e strumenti di un sentimento altruista nei confronti dell’altro, estraneo ad essi. Il messaggio che viene emanato dagli sguardi dei “Volti” vuole spronare proprio l’evoluzione di un processo di compartecipazione e collaborazione collettiva nell’avere premura l’uno dell’altro, anche se vicendevolmente sconosciuti. Un sostrato religioso si insinua in ogni tela, ciascun volto riprende il “Volto” per eccellenza, il Cristo che osserva e governa il mondo con la sua fisiognomica amorevole.

L’attività cretaiva di Carlo Improta è determinata interamente da una influenza sentimentale, i suoi lavori dipendono da una prima fase di carattere irrazionale che lo porta ad allontanarsi da qualsiasi schematismo prestabilito. La seconda fase creativa invece prevede un processo riflessivo, il quale conduce ad una determinazione specifica ed evidente delle figure rappresentate e alla definizione dei loro contorni.

Per quanto riguarda la tecnica coloristica, questa potrebbe apparire arida per le poche tonalità utilizzate ma ciò è espressamente voluto dall’artista che si limita ad usare solo tre colori in maniera digradante. La mostra napoletana ha ricevuto i complimenti ed il beneplacito dell‘Arcidiocesi di Napoli e del direttore del Museo Diocesano Mons. Adolfo Russo, l’ammirazione nei confronti dell’artista e della sua collezione è stata espressa anche dallo Storico dell’arte Rosario Pinto.

Vincenzo Morrone