Lo Stato di Guerrero in Messico si trova in queste ore in un vero stato d’assedio da parte di studenti, professori e comuni cittadini della regione, i quali chiedono a gran voce la verità sullo stato delle indagini dei 43 studenti scomparsi e sul bieco compromesso tra una parte di politica e polizia corrotta e i narcotrafficanti che ha portato ai terribili fatti di circa due mesi fa.

Di fronte alla confessione sei giorni fa dei tre sicari arrestati che hanno confermato l’uccisione dei 43 studenti si è avviluppato intorno alla notizia un crescente moto di violenza e indignazione da parte della popolazione della regione esacerbato sia dall’atteggiamento delle pubbliche autorità ree di inerzia, sia dallo scandalo delle spese folli della first lady, ma sopratutto dalla quasi pantomima di indifferenza che trapela dal viaggio di sei giorni intrapreso dal Presidente Enrique Pena Nieto in Cina e Australia nel bel mezzo delle proteste.

A ciò vanno aggiunte le testimonianze sempre più agghiaccianti fornite dai testimoni, i quali racconto di come dopo aver preso in consegna i ragazzi dalle forze dell’ordine, li abbiano portati a Cocula, 15 sarebbero morti durante il viaggio per asfissia, li altri uccisi a mo di esecuzione, sono stati poi dati alle fiamme e ciò che rimaneva di loro spezzato e buttato nel fiume San Juan, ma secondo gli stessi testimoni, su alcuni di loro addirittura sarebbe stato appiccato il fuoco da vivi.

Tali notizie sono state l’atto ultimo affinché il vaso di pandora di rabbia e frustrazione si scoperchiasse, in queste ore la capitale della regione Chilpancingo è attanagliata dalla morsa delle fiamme o quanto meno lo sono i suoi edifici pubblici; difatti nella notte gruppi di insegnanti appartenenti al CETEG ( Coordinamento Nazionale del Lavoro e dell’Educazione di Guerrero ) insieme ad una compagine studentesca molto ampia hanno dato fuoco a 5 macchine nel parcheggio del Congresso, le fiamme hanno minacciato seriamente l’edificio del Congresso stesso, all’arrivo delle forze dell’ordine i manifestanti hanno reagito con pietre e fionde facendo ripiegare le forze di polizia nettamente in inferiorità numerica; alle fiamme anche  l’ufficio di controllo del dipartimento dell’educazione, dopo che nei giorni scorsi era stato dato alla fiamme anche l’ufficio locale del partito di Nieto il PRI, nel resto della città sit in di protesta davanti alle sedi del governo locale.

Violenza che non sembra scemare tanto da costringere molti degli alberghi della città a disdire le prenotazioni, occupati anche aeroporti ed altre piattaforme logistiche e presidiati i confini statali, la città si appresta a vivere un’altra notte di paura e violenza.

Dario Salvatore