ITALIA – Ancora tagli per il governo Renzi. Questa volta a farne le spese sono i giornali. Sono a rischio, infatti, ben 319 testate giornalistiche e si prevede la liquidazione di 4.500 dipendenti. La decisione proveniente da Palazzo Chigi, che metterebbe in ginocchio la piccola editoria locale, ha allarmato molti del settore giornalistico. Eppure, dove qualcuno va a perderci, qualcuno ci guadagna. Si tratta dei 5 grandi gruppi editoriali che, non rientrando nella manovra, continuerebbero indisturbati a monopolizzare quindi l’informazione di stampo locale. La notizia non ha potuto che preoccupare la File (Federazione Italiana Liberi Editori) che ha denunciato pubblicamente l’iniziativa: «il Governo ha inflitto l’ennesimo taglio al fondo al sostegno del pluralismo nell’editoria» ed annunciando la chiusura di circa trenta testate nei mesi scorsi. La File chiarisce, infine, che si prevedono ulteriori chiusure per i prossimi mesi «nonostante il 15 milioni di lettori e gli sforzi di chi in questi giornali ci lavora, credendoci».

I portavoce della File vogliono risposte chiare, chiedono di sapere perché il taglio sia avvenuto proprio a fine anno, quando i resoconti sono ormai stilati, rischiando così di far chiudere un settore che vale 20 milioni di tasse e che genera una produzione da 287 milioni di euro. La questione dei finanziamenti pubblici ai giornali è spinosa e i grllini da sempre ne fanno un punto forte della loro campagna politica. Resta il fatto che la questione qui non riguarda i grandi dell’editoria ma i piccoli ed editori, i più deboli. Già negli ultimi anni i tagli ai finanziamenti pubblici sono stati da capogiro: si è passati da 500 milioni a 50 milioni di euro. I dati indicano l’Italia come l’ultimo tra i Paesi europei per il sostegno all’editoria, con una spesa procapite di circa 5 euro l’anno contro i 18,77 della Francia. Una differenza consistente. La File teme che ad essere colpiti siano soprattutto il settore no profit dell’editoria cattolica e cooperativistica lontana dai condizionamenti economici e finanziari. La Federazione continua il suo attacco definendo la decisione del governo un “bavaglio alla stampa” perché si mira direttamente al cuore dell’editoria indipendente. Motivo che ha spinto la File a scrivere una lettere al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, affinché accolga la richiesta di ricevere in un incontro i portavoce per esporre i rischi e i timori degli editorialisti colpiti dai tagli.

Agnese Cavallo

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Agnese Cavallo, nasce a Napoli il 14 novembre 1985. Da sempre appassionata di classicità, da quando il padre le raccontava i miti greci e l’Odissea in lingua napoletana, decide che la letteratura e le materie umanistiche saranno il suo futuro. Si iscrive, così, al Liceo classico Quinto Orazio Flacco di Portici (Na) e continua l’esperienza umanistica alla Facoltà di Lettere Moderne della Federico II di Napoli. Consegue la Laurea triennale nel 2013 con 103/110, presentando una tesi sull’opera di Francesco Mastriani “i Vermi. Studi storici sulle classi pericolose in Napoli”, importante giornalista e scrittore di feullitton napoletano di fine ‘800. Il giornalismo, infatti, è da sempre una passione e, quasi, una vera missione. Convinta che i giornalisti siano spesso persone lontane dalla realtà, pronti, più che alla denuncia alla gogna mediatica, nei suoi articoli preferisce una sana soggettività volta all’etica e al sociale anziché un’oggettività moralistica e perbenista. Nel febbraio 2012 inizia la sua esperienza con il giornale “Libero Pensiero” prediligendo il sociale, la cronaca, la cultura e anche la politica. Il suo argomento preferito? Napoli, tra contraddizioni e bellezza.