Il 10 Novembre scorso è stata firmata l’intesa tra il sindaco di Roma Ignazio Marino e Francesco Starace, amministratore delegato di una delle più grandi società italiane per la produzione e la distribuzione di energia, l’Enel, che attua un accordo già stipulato nel mese di maggio scorso.

Si dà il via ad una grande operazione che prevede l’espatrio temporaneo nel Nord America per fini di ricerca di centinaia di reperti archeologici ad oggi conservati nei depositi dell’Antiquarium dei Musei Capitolini di Roma. Un’opportunità davvero notevole per questi oggetti fin’ora rimasti in ombra, che potranno godere delle attenzioni che meritano perché sottoposti ad analisi con apparecchiature di ultima generazione e osservati dai più grandi studiosi del settore. L’entusiasmo del Sindaco Marino è stato enorme, come possono testimoniare le sue parole, riportate sul sito ufficiale di Enel (www.enel.com) e qui di seguito:

“Mettere a disposizione dei ricercatori delle Università più prestigiose del pianeta i gioielli custoditi nell’Antiquarium dei Musei Capitolini è un’iniziativa straordinaria, che ci permette di rivelare al mondo i tesori nascosti di Roma nel solco della grande opera di valorizzazione del nostro immenso patrimonio archeologico e culturale. Un’opera che abbiamo intrapreso da subito, anche promuovendo scambi di opere d’arte con gli altri Paesi, nella convinzione che il rilancio economico e dell’immagine di Roma all’estero passi soprattutto per la cultura, che continua ad attrarre turisti e investitori. Voglio quindi ringraziare sinceramente il Gruppo Enel per il proprio sostegno. Il programma The Hidden Treasure of Rome conferma ancora una volta quanto possa essere preziosa la collaborazione tra pubblico e privato”.

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I musei e le strutture di riferimento per lo studio saranno scelti preventivamente dalla Soprintendenza e, una volta terminati lo studio e la catalogazione, i reperti saranno inseriti in progetti espositivi e culturali di grande rilevanza. Un piano che parte da Roma ma che è destinato a diffondersi in altri paesi, vista la presenza dell’azienda in ben 30 nazioni nel mondo. Un vero e proprio scambio e arricchimento culturale, non ci sono dubbi.

Eppure qualche perplessità vien da sé, e ci si chiede se il problema della valorizzazione dei beni culturali del nostro paese non derivi proprio dalla mancanza di investimenti per l’acquisto di macchinari tecnologici e – soprattutto – per l’assunzione di personale qualificato, quale risulta essere quello italiano, personale che proprio per mancanza di lavoro è costretto ad espatriare nei paesi a cui ora guardiamo con ammirazione e ai quali ci rivolgiamo per imprese di questo genere.

Ritornano più che mai preziose le parole del professore Salvatore Settis di qualche settimana fa, che tuonavano forti contro le soluzioni placebo trovate per i beni culturali nel nostro paese, affermando al contrario il bisogno di creare progetti di lunga durata che risollevino la tutela e l’economia dei beni culturali.

Certamente però non si può negare che sia davvero un peccato vedere l’Antiquarium del parco del Celio chiuso dal 1939, museo che l’Enel valuta di riaprire con un cospicuo finanziamento a progetto ultimato. Insomma, pare che la strada per la collaborazione tra pubblico e privato sia ormai tutta in discesa, oltre che l’unica soluzione realmente attuabile.

Vien da dire che, con l’entrata dell’Enel tra i grandi sponsor della cultura italiana, quest’ultima stia davvero diventando il nostro “giacimento petrolifero”: una vera e propria risorsa energetica da sfruttare in termini di immagine e guadagno.

Antonella Pisano