L’Australia si prepara ad accogliere il nono incontro del G20, che si terrà il 15 e 16 novembre 2014 a Brisbane, segnata da una sorveglianza rafforzata sia nei pressi del centro congressi dove si terrà il vertice, sia intorno agli hotel che ospiteranno i circa 4000 delegati dei venti Paesi più industrializzati del mondo.  Confermata anche la presenza del premier Matteo Renzi.

G20: cos’è

Il Gruppo dei 20 (noto come G20) è un forum dei ministri delle finanze e dei governatori delle banche centrali che deve la sua nascita legata ad una successione di crisi finanziarie, tesa a favorire l’internazionalità economica. Esso rappresenta i due terzi del commercio e della popolazione mondiale, racchiudendo in sé oltre l’80% del PIL mondiale.

Il G20, dunque, vede la partecipazione dell‘Unione Europea, dei paesi appartenenti al G8 (Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito, Russia,  Stati Uniti), dei paesi BRICS (Brasile, India, Cina, Sudafrica) e altri sette Pesi, quali  Australia, Arabia Saudita, Argentina, Corea del Sud, Indonesia, Messico, Turchia.

Il summit di Brisbane: l’agenda

La cerimonia ufficiale di apertura è prevista per le ore 15.00.

Per quanto concerne l’agenda, dalla Commissione Europea arriva la richiesta di attuare strategie di crescita coordinate, affiancate ad accordi finalizzati alle riforme finanziarie di base. Inoltre, la stessa CE chiede di dar spazio anche alla lotta contro la corruzione.

Per W.P.S. Sidhu, il principale obiettivo del vertice è quello di fornire priorità strategica per la crescita, per il riequilibrio finanziario e per le economie emergenti. Ampio spazio, inoltre, va dato agli investimenti, alle infrastrutture, all’occupazione e alla mobilità dei lavoratori. Sull’importanza dell’aumento delle spese che riguardano le infrastrutture si pronuncia anche Mike Callaghan, direttore del Centro Studi del G20 presso l’Istituto Lowy per la politica internazionale. Egli propone anche di rafforzare la lotta non solo alla corruzione, ma anche all’evasione fiscale.

Ross Buckley, professore di finanza internazionale presso l’università del Nuovo Galles del Sud, ritiene che il vertice dovrebbe dare enfasi all’attuazione delle strategie già esistenti piuttosto che cercare un accordo verso le riforme.

Il dato che suscita grandi critiche verso l’agenda è l’assenza come oggetto di discussione del cambiamento climatico, presente nell’ordine del giorno dei precedenti vertici. Il primo ministro Tony Abbott ha spiegato l’assenza di questo punto, dichiarando che non voleva che l’ordine del giorno fosse “ingombrato” da argomenti di discussione che distraggono dalla crescita economica. Accanto a queste parole, si affianca la scelta sostenuta in luglio di eliminare una tassa sulle emissioni di CO2.

Il messaggio che si evince, dunque, sembra chiaro: bisogna che l’economia cresca, e non importa chi o cosa subirà le conseguenze, se la Terra oggi o le future generazioni domani.

Questa scelta ha incontrato già le prime proteste, manifestate lungo la spiaggia di Bondi Beach, a Sydney, dove quattrocento persone hanno imitato gli struzzi, mettendo la testa sotto la sabbia, per denunciare il comportamento del governo australiano di fronte all’emergenza climatica. A questo proposito, Eden Tehan, uno degli organizzatori, ha spiegato che “il G20 sta per cominciare e vogliamo inviare un messaggio forte al nostro governo per dire cosa ne pensiamo delle sue scelte: mentre il mondo sta agendo contro i cambiamenti climatici, l’Australia mette la testa sotto la sabbia”.

Protesta Bondi Beach
Proteste a Bondi Beach (fonte: la Repubblica)

Altre manifestazioni di protesta giungono dagli attivisti di Oxfam Australia, i quali denunciano gli squilibri dell’economia globale.

“Se i leader mondiali volessero salvare vite umane – spiega Helen Szoke – dovrebbero varare riforme fiscali per impedire alle multinazionali di portare i profitti nei paradisi fiscali. Ridurre le disuguaglianze è possibile. In molti Paesi, poche persone concentrano tutta la ricchezza. La crescita va a beneficio dei più ricchi e ai poveri restano le briciole”.

Non solo briciole, dunque, ma anche danni ambientali di cui, attualmente, al G20 non importa.

Il “problema Russia”

Fino a metà ottobre, è stata incerta la presenza della Russia al summit a causa delle sue implicazioni nel conflitto armato nel sud-est dell’Ucraina.

La decisione finale, tuttavia, vedrà la partecipazione di Putin al vertice del G20 poiché “non vi era il consenso necessario” per escludere la Russia dal G20, come spiega Julie Bishop, ministro degli Esteri australiano. La Russia, dunque, parteciperà in qualità di Stato che ha relazioni commerciali e finanziarie con gli altri membri del G20, pur restando le disapprovazioni generali per la sua strategia geopolitica.

Morena Grasso