Dopo tante polemiche e accordi, il Jobs Act sarà discusso alla Camera il 26 novembre ed ha provocato la dura protesta di NCD. È opportuno mettere sotto la lente d’ingrandimento una ad una le modifiche apportate alla delega sul Jobs Act.

Modifiche allo Statuto dei Lavoratori

I cambiamenti apportati allo Statuto sono state essenzialmente tre:

  • l’articolo 18 continuerà a vietare i licenziamenti discriminatori e a prevedere il reintegro per alcuni particolari casi di licenziamenti disciplinari, stando alla direzione PD di settembre scorso, mentre è previsto un indennizzo certo e crescente con l’anzianità per i licenziamenti dovuti a motivi economici. Sostanzialmente il ricorso al giudice sarà possibile nei casi di licenziamento disciplinare e discriminatorio
  • nella forma attuale l’articolo 13 recita “il prestatore di lavoro deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto o a quelle corrispondenti alla categoria superiore che abbia successivamente acquisito” e consente al dipendente di poter svolgere solo una mansione più complessa/di grado superiore rispetto a quella prevista da contratto, mentre nella nuova forma terrà conto dell’interesse dell’impresa all’utile impiego del personale in caso di processi di riorganizzazione, ristrutturazione con l’interesse del lavoratore alla tutela del posto e della professionalità. Questa modifica è stata accolta con estrema soddisfazione dagli organizzatori aziendali perché questa norma dava molti più grattacapi rispetto al “totem della sinistra” nelle operazioni di riorganizzazione aziendale basata su attitudini e competenze maturate nell’impresa
  • le ultime modifiche consentiranno di puntare le telecamere sui macchinari e di poterli controllare. In questo modo ci sarà un maggiore controllo sulle attività produttive ma questa materia sarà sotto la speciale competenza delle commissioni parlamentari, che avranno il compito di supervisore dei decreti delega a riguardo.

Le politiche sociali e lavorative del Jobs Act

Dopo le critiche, gli ammortizzatori sociali sono stati incrementati passando da 2 a 3.4 miliardi per la Cassa Integrazione, di cui 700 milioni a quella in deroga. C’è il rischio concreto che non ci siano i fondi della CIG necessari quando molti degli attuali beneficiari saranno licenziati e quando entrerà in vigore la nuova mobilità prevista dal Jobs Act: due possibilità non propriamente remote vista la crisi galoppante.

Sarà introdotta la nuova forma di contratto a tutele crescenti e saranno sfoltite le attuali forme contrattuali, in particolare i cocopro; nel verbale della direzione PD si legge “Saranno salvaguardate le forme di collaborazione utili ai lavoratori”, ma non è specificato quali siano.

Si discute anche sul diritto delle parasubordinate all’indennità di maternità per le madri per le quali non sono stati versati contributi e a forme di credito d’imposta per le lavoratrici, seppure autonome, con figli disabili a carico.

Le reazioni del mondo politico e sindacale

Il responsabile economico del PD Filippo Taddei ha dichiarato: “Sono fiducioso in un riconoscimento da parte di NCD. Quando dalle dichiarazioni si passerà al provvedimento, tutti si sentiranno rassicurati”, ma Quagliariello replica “Quello che accade nel PD è legittimo ma non si può far pagare il conto agli alleati”. Da Scelta Civica dichiarano: “Ci aspettiamo che Matteo Renzi non ceda alle pressioni della sinistra del PD, che tenta di tornare a un’impostazione arcaica e superata della disciplina del lavoro”.

Secondo il ministro Boschi “il Governo ha chiesto di anticipare il voto finale in modo tale da procedere più rapidamente”, aggiungendo22 o 26 non ne facciamo una questione di 4 giorni, l’importante è che si arrivi a un voto finale certo e se l’aula ratificherà la nostra proposta, per il nostro Esecutivo sarebbe un grande merito e risultato”. Scettica Rosy Bindi: “Voglio capire come viene cambiato l’articolo 18. Io credo che non andasse toccato, specie dopo la fatica fatta con la Fornero. Perché si è messo mano a questo testo?”

Susanna Camusso tuona “c’è bisogno di un grande investimento pubblico che crei lavoro e rimetta in sicurezza il Paese, il governo Renzi si dovrebbe decidere a fare qualcosa anziché ridurre i diritti”. Orfini twitta “Questa volta ha ragione @SusannaCamusso: la mediazione del Pd sul jobs act non difende i diritti. Li estende”.

Durante il corteo di Milano, Landini ha dichiarato “Non è un voto di fiducia che cambierà il nostro orientamento e le nostre iniziative e non ci fermiamo, andiamo avanti fino in fondo, finché non cambieranno le loro posizioni visto che abbiamo la forza e l’intelligenza per farlo”. Ha poi risposto alle critiche dello sciopero ante-ponte dell’Immacolata “Noi non siamo quelli che pagano mille euro per una cena, siamo quelli che con mille euro debbono mangiare per un mese”.

Intanto, l’ultimo documento OCSE dice che l’Italia è il Paese al mondo che ha aumentato di più la flessibilità del lavoro dal 2003 (legge Biagi) ottenendo i peggiori risultati, essendo lo Stato con il terzo tasso di disoccupazione più alto d’Europa, dopo Spagna e Grecia.

Ferdinando Paciolla