Intanto godetevi questa chicca.

In chi avesse raggiunto questo articolo cliccando sul link da un Social Network o da un motore di ricerca qualsiansi immagino la delusione per aver trovato qualcosa di – parzialmente – diverso dall’aspettativa. Ciò in cui costoro credevano d’essere incappati è qualcosa di molto familiare a tutti i frequentatori del web ma a cui tanti non sono ancora così avvezzi da saper denunciare il trucco: è la ricetta del video virale, che negli ultimi anni si è insinuata nel paradigma culturale internazionale senza quasi che ce ne accorgessimo. Da molti giudicato fastidiosamente disonesto, talvolta – e in forme particolarmente grossolane – pericoloso ricettacolo di malware che insidiano i profili degli ignari utenti, il video virale, che ha una diffusione esponenziale nel tempo, ha un volto che quasi tutti hanno imparato a riconoscere e che forse ha spinto alcuni di voi a chiedersi:

ma come, ora anche Libero Pensiero si abbassa a cose così per tirarsi i click?

In molti avranno notato, nel link a questa pagina, la presenza di almeno tre elementi caratterizzanti delle suddette cose così, dall’immagine enigmatica, al titolo che strizza l’occhio al curioso che c’è in noi – con l’immancabile caps lock – e a una meta-descrizione che promette mirabilia a chi osi addentrarsi a scoprire la faccenda. I più scaltriti avranno poi riconosciuto i topici puntini sospensivi alla fine della presentazione…

Se anche le più grandi testate ormai sono piegate al format del video virale  – attirandosi spesso le critiche di sedicenti lettori della vecchia scuola – una ragione c’è. Ciò che più conta è che tale consapevole scelta da parte degli enti di informazione si fa segno indiscutibile dell’avvento di un fenomeno culturale autocosciente. Esso afferma la propria autosufficienza e di sicuro merita, aldilà dei loschi procedimenti che adopera, una riflessione sui contenuti che piacciono al web tanto, ma così tanto, da fare minima concorrenza ai più tradizionali colossi del video musicale pop.

Ora veniamo al video che tutti aspettavate.

Qui è tutto il consueto formato – involontariamente – disonesto di un promettente video virale. Certo, sorprende che un uomo senza casa per trent’anni conservi, a discapito di un aspetto inselvatichito, una tale sensibilità artistica. È tuttavia altrettanto vero – come certi utenti con la puzza sotto il naso hanno fatto notare – che la musica è di fatto assai ingenua e poco promettente, di quel pianismo pop, erede spirituale di un tardo romanticismo dalle tinte sfumate, che riscuote, specie dalle sale cinema, continuo successo presso il vasto pubblico. Se da un lato la vicenda ha in sé del poetico, dall’altro è certo che video così tendono più che altro a far ricordare che i sogni per un’umanità – alienata? – esistono ancora. Come quest’altro – virale perché la ragazza, ahimé, se l’è portata via un incidente –, il breve take appartiene a quella schiera di filmati musicali provenienti da tutto il mondo che colpiscono per l’umanità che contengono più che per la qualità intrinseca delle esecuzioni. Dei video virali, la parte maggiore pare questa che forse è quella più insignificante dal punto di vista culturale, pur essendo permeata di quell’ingenuità amatoriale che ai media, nel propinarci amate/odiate storie di rivincita, manca del tutto.

Un discorso a parte meritano quei video che propongono un mondo musicale altro, a fare da unico veicolo Youtube e affini. La possibilità per i canali web di farsi divulgatori di una sociologia musicale in qualche modo nuova, riconosciuta, fra l’altro, con la costituzione della Youtube Symphony Orchestra, non ha ancora condotto che in parte a piena maturazione i suoi frutti, ma promette la creazione di un mondo parallelo che umanizza questi alieni grossi e pomposi del camerismo europeo, o che esorcizza le macchine del pop tradizionale riarrangiandole in forme in parte inesplorate ma soprattutto amatoriali nel senso più genuino: è il caso dei 2CELLOS (di cui ho già parlato qui) o ancora dei Walk off the Earth (qui in una versione pseudo-tribale di Taylor Swift).

C’è da credere che, quando la tecnica del video virale sarà in grado di accompagnarsi ad una proposta musicale del tutto autonoma, scevra per antonomasia da ogni arrogarsi proprietà intellettuali o diritti d’autore di sorta, allora avremo scoperto un nuovo mondo socio-musicale, impalpabile quanto concretamente penetrato nelle nostre vite. Siamo già a buon punto e tutto fa pensare che qualcosa del genere, nella terra di nessuno e di tutti che è oggi internet, ci sia già (e potete aiutarmi a cercarlo): a ciascuno di noi va il compito di googlare, likeare e condividere con cognizione di causa, perché – cosa straordinaria – è di tutti il compito di trasformare una folla di video sospettosamente accattivanti in un’esperienza culturale di grossa portata.

Antonio Somma